Domenico Bigordi detto il Ghirlandaio,  nacque a Firenze l’11 Gennaio dello stesso anno di nascita di Lorenzo de’ Medici, il 1449. Primo di una famiglia numerosa (il padre aveva avuto due mogli e numerosi figli), appartenente ad una benestante famiglia di artigiani, Domenico, comincia a lavorare come orafo presso la bottega del Verrocchio, ma la passione del giovane apprendista sono la pittura e, soprattutto, il mosaico tanto che, presto, si ritrova allievo di Alessio Baldovinetti, un famoso affrescante e maestro di mosaico.
Sono ricordati con il soprannome di Ghirlandaio anche i fratelli di Domenico, David e Benedetto ed il figlio Ridolfo, tutti pittori che lo affiancano in molti lavori.

Domenico Ghirlandaio, Autoritatto nell'Adorazione dei Magi del 1488, Ospedale degli Innocenti
Domenico Ghirlandaio, Autoritatto
nell’Adorazione dei Magi del 1488,
Ospedale degli Innocenti

Domenico Ghirlandaio è stato un abilissimo pittore, infatti riusciva ad intuire le esigenze della committenza borghese fiorentina. Durante la sua giovinezza non ebbe molta fortuna ma a partire dal 1480  fino alla sua morte, divenne il più abile pittore del suo tempo.
Uno dei primi affreschi per il quale Domenico Ghirlandaio viene ricordato nella storia dell’Arte italiana, sono quelli della Collegiata di Santa Fina a San Geminiano (1475).
Nel 1481, il Papa Sisto IV lo chiama a Roma con Cosimo Rosselli, Botticelli e Perugino per dipingere nella Cappella Sistina la “Vocazione di Pietro e Andrea“. Domenico Ghirlandaio vi lavora instancabilmente con i suoi numerosi collaboratori e riesce a rispettare la scadenza e, oltre al paesaggio ripreso con grande cura, vi dipinge una grande folla di personaggi presi pari pari dal bel mondo fiorentino.
Le rappresentazioni pittoriche di Domenico Ghirlandaio che risultano talvolta un po’ statiche, non dimostrano limitatezza di mezzi espressivi, ma riflettono il gusto dell’epoca e, in particolar modo, dei committenti.

Tornato a Firenze, Domenico Ghirlandaio affresca nel 1485 la Cappella Sassetti in Santa Trinità e nel 1486 La Pala con “L’Incoronazione della Vergine”. 
Con Domenico Ghirlandaio, fra gli anni 1485 e 1490, collabora il fratello Davide per i famosi affreschi de “Le Storie della Vergine e del Battista” situate nel coro della chiesa di Santa Maria Novella a Firenze. Molto probabilmente a quel lavoro collabora anche Michelangelo Buonarroti che era a bottega da lui dal 1488.
Il realismo e la perfezione del tratto che caratterizzano le sue opere ne fecero un artista molto richiesto, tanto che diversi esponenti della borghesia cittadina divennero suoi mecenati.
Ghirlandaio eseguì affreschi e dipinti di soggetto religioso, più richiesti in assoluto, ma introducendo nella composizione scene di vita fiorentina, ritratti di personaggi contemporanei e soprattutto ambienti interni ed esterni reali.

Domenico Ghirlandaio, aderendo all’idea del suo tempo, che l’arte classica è un’arte naturalistica e che lo scopo dell’arte è imitare la natura, dipinge precise rappresentazione dei panorami che circondano l’artista: alberi e montagne, case ed animali sono ripresi con un verismo commovente e finalmente libero dalla durezza della pittura nordica.
Nelle sue opere Ghirlandaio rielabora la tecnica del Masaccio, lo stile di Filippo Lippi ed il realismo nordico conosciuto attraverso il fiammingo Hugo van der Goes, dando vita a scene altamente estetiche ed armoniose che, al di là del soggetto, costituiscono preziosi documenti della quotidianità del suo tempo.

Domenico Ghirlandaio, che morì di peste a Firenze  nel 1494,  negli ultimi anni della sua vita lavorò più volentieri nella sua bottega davanti ad un cavalletto, piuttosto che arrampicato su impalcature per affrescare pareti di chiese.