Il culto di Semo Sancus Sanctus Dius Fidius è stato importato a Roma, in un periodo remoto, dai Sabini che per primi colonizzarono il Quirinale.

Presso l’Urbe Semo Sancus era meglio noto come Dius Fidius, dio dei giuramenti.  Era considerato il genio della luce celeste, figlio di Giove Diespiter o Lucetius, il vendicatore di disonestà, il sostenitore della verità e della buona fede, la cui missione sulla terra era di garantire la santità dei contratti, del matrimonio, e l’ospitalità. Di qui derivano i suoi diversi nomi e la sua identificazione con l’Ercole romano, che era anche invocato come custode della santità di giuramenti (mi-Hercle, me-Dius Fidius).

C’erano due santuari di Sancus Semo nell’antica Roma, quello costruito dai Sabini al Quirinale, presso la moderna chiesa di S. Silvestro, l’altro costruito dai Romani sull’isola Tiberina, vicino al Tempio di Giove Jurarius (Giove Giurario).

Secondo la leggenda, il tempio dedicato a Sancus che si trovava sul colle del Quirinale sotto il nome Semo Sancus Dius Fidus era stato fondato da Tito Tazio, re dei Sabini stanziati sul colle e dedicato alla divinità Sanco di origine sabina (il nome, infatti, non è di retaggio latino). Il tempio, localizzato nelle immediate vicinanze della chiesa di San Silvestro al Quirinale, fu rifatto da Tarquinio il Superbo e inaugurato nel 466 a.C. Il santuario del Quirinale è stato descritto nel XIX secolo dall’archeologo Rodolfo Lanciani che ci ha anche lasciato schizzi come quello che vedete pubblicato qui a destra.

Secondo Lanciani le fondamenta del tempio sono state scoperte nel marzo 1881, in quello che era il convento di San Silvestro al Quirinale (o degli Arcioni). Il tempio è stato realizzato a forma di parallelogramma, 35 metri di lunghezza e 19 di larghezza, con pareti di travertino e decorazioni in marmo bianco ed era circondato da altari votivi e piedistalli di statue.

Nella letteratura latina è a volte chiamato Aedes, a volte sacello (recinto sacro), quest’appellativo è, probabilmente, legato al fatto che era uno spazio sacro a cielo aperto.

Il tempio è stato descritto da alcuni autori classici come una costruzione senza tetto, in modo che i giuramenti potevano essere presi sotto la volta celeste.

Dionigi di Alicarnasso ci dice che il trattato tra Roma e Gabii, un’antica città del Lazio, era conservato in questo tempio ed era forse il primo, nell’antica Roma, a essere registrato e conservato in forma scritta. Si dice che sia stato scritto sulla pelle di un bue sacrificato al dio dei contratti e sia stato fissato su di uno scudo.

Secondo un’altra fonte la statua di Fidio (Semo Sancus Dius Fidus) è stata trovata sull’Isola Tiberina. La statua è a grandezza naturale ed è di tipo arcaico ma l’espressione del volto e la modellazione del corpo sono realistici. Entrambe le mani sono mancanti e, a causa di ciò, è impossibile dire quali erano gli attributi del dio.

Tutti i dettagli noti riguardanti Sancus lo collegano alla sfera della fides, di giuramenti, del rispetto dei patti e della loro sanzione, garantire cioè divino contro la loro violazione. Questi valori sono propri dei sovrani e in comune con Giove (e con Mitra nella religione vedica.)