Frederic Leighton – Dedalo e Icaro, 1869

Icaro rappresenta, col suo volo aereo straordinariamente anticipatore, il sogno dell’adolescente di diventare adulto prima del tempo, di superare la mediazione di una vita piena di contraddizioni (quella di Dedalo) nell’immediatezza di una coerenza assoluta all’ideale, quella coerenza che porta sempre, come anche la sua vicenda dimostra, a contraddizioni ancora maggiori, tragiche in quanto irrisolvibili.
Icaro vedeva l’accortezza e la moderazione del padre (che chiedeva, come strategia di volo, di abbandonarsi ai venti e di volare né troppo alto né troppo basso) come una forma di cedimento all’ideale assoluto di perfezione, come una forma di eccessiva esitazione, un compromesso inaccettabile con le forze della natura e dell’ignoto insondabile.
Icaro, ch’era figlio di una schiava, aveva fretta di volare in alto, per liberarsi dei timori, delle riserve mentali, dei pregiudizi del passato, senza tener conto dei condizionamenti della realtà. Ecco perché raffigura, sul piano politico, l’avventurismo, l’estremismo infantile. Forse Icaro rappresenta anche l’ateismo impulsivo, autoritario, egocentrico: il suo bisnonno, Eretteo, nonno di Dedalo, fu sepolto vivo sotto terra per il suo ateismo.

Anthony van Dyck – Dedalo ed Icaro – Google Art Project

Icaro, era figlio di Dedalo e Naucrate, una delle schiave di Minosse. Il padre Dedalo era un  ottimo fabbro, infatti Atena stessa l’aveva iniziato a quell’arte. Uno dei suoi apprendisti, era suo nipote Talo, figlio di Policasta, sorella di Dedalo.
Già a sedici anni Talo aveva superato suo zio in abilità, difatti aveva inventato diversi attrezzi tra cui la sega. Essendo geloso perchè tutta la fama andava a Talo, decise di ucciderlo spingendolo dal tetto del tempio di Atena. Oltre ad essere invidioso Dedalo, sospettava che suo nipote avesse avuto dei rapporti incestuosi con Policasta. Dopo averlo spinto, Dedalo scese dal tempio e chiuse il corpo di Talo in una sacca, per seppellirlo in un luogo deserto.
Interrogato dai passanti rispondeva che nel sacco c’era un serpente, ma camminando apparvero delle macchie di sangue sulla sacca e il delitto fu scoperto. L’anima di Talo volò sotto forma di pernice, mentre il suo corpo fu sepolto là dove era caduto. Policasta, quando seppe la notizia si impiccò e gli Ateniesi eressero un santuario in suo onore presso l’Acropoli.
L’Areopago condannò Dedalo all’esilio per omicidio; secondo altri, invece, egli fuggì prima di essere condannato da un processo. Dedalo fu accolto a Cnosso, in Creta, dal re Minosse che fu ben lieto di accogliere un artefice molto dotato.
Egli visse per molto tempo a Cnosso, fino a quando re Minosse seppe che egli aveva aiutato Pasifae ad accoppiarsi con il toro bianco di Poseidone, così rinchiuse Dedalo ed Icaro nel Labirinto. Ma Pasifae li liberò entrambi. Fuggire da Creta non fu un’impresa molto facile, poichè Minosse faceva sorvegliare tutte le navi e offrì inoltre una ricca ricompensa a chi avesse catturato Dedalo.

Con l’astuzia, Dedalo, costruì un paio di ali per se stesso ed un altro per Icaro. Dopo aver saldato le ali alle spalle di Icaro, con della cera, con le lacrime agli occhi, Dedalo gli raccomandò di stare attento e di non volare troppo in alto perchè il sole avrebbe potuto sciogliere la cera ne troppo in basso perchè le ali si sarebbero inumidite con i vapori del mare.
Dopo questo, Dedalo si innalzò in volo seguito da Icaro. Mentre si allontanavano dall’isola, battendo ritmicamente le ali, i contadini, i pescatori e i pastori che alzarono lo sguardo verso di loro li scambiarono per dei.

Maso da San Friano – Caduta di Icaro, 1570/71

Quando si furono lasciate Masso, Delo e Paro alla sinistra e Lebinto e Calimne alla destra, Icaro disobbedì agli ordini del padre e cominciò a volare verso il sole, inebriato dalla velocità che le grandi ali imprimevano al suo corpo. Ad un tratto Dedalo, guardandosi alle spalle, non vide più suo figlio, ma soltanto delle piume sparse che galleggiavano sulle onde sotto di lui. Infatti il calore del sole aveva sciolto la cera e Icaro era precipitato in mare, annegandovi. Dedalo volò a lungo in quel luogo, finchè il cadavere di Icaro riemerse. Lo portò allora in un’isola vicina, chiamata ora Icaria, dove lo seppellì.
Una pernice appollaiata su una quercia lo osservò scavare la fossa squittendo di gioia: era l’anima di Talo, finalmente vendicata.

Dedalo, proseguendo nel suo volo, raggiunge la Sicilia (Agrigento), mettendosi al servizio del re Cocalo. Gli costruisce una diga, fortifica una cittadella per proteggere i tesori del re, edifica su una roccia a picco le fondamenta di un tempio ad Afrodite, installa uno stabilimento termale…
Ma Minosse lo cerca perché lo vuole morto e propone una ricompensa a chi sarà in grado di far passare un filo attraverso il guscio di una chiocciola. Il re Cocalo sottopone Dedalo alla prova. Questi attacca il filo a una formica che introduce nel guscio attraverso un buco praticato alla sommità. Quando la formica esce il problema è risolto. Minosse scopre così la presenza di Dedalo e chiede che gli venga consegnato, ma le figlie del re Cocalo, per salvare Dedalo, lo aiutano a far morire Minosse nell’acqua bollente mentre il re sta facendo il bagno. Dedalo torna poi ad Atene dove diventa capostipite della famiglia ateniese dei Dedalidi.

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fonte.

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Inserisco una ‘prosa rimata’ su Dedalo e Icaro inviatami dell’amico Sandro Boccia

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Minosse, re di Creta, spaventato dalla mostruosa creatura
che l’infingarda moglie Pasifae aveva con un toro generato su misura,
commissionò a Dedalo la costruzione d’un immenso palazzo
con un’intricata rete di corridoi e stanze, buio come un moro.
Aiutato dal figlio Icaro l’architetto ci riuscì facendo il mazzo,
e così Minosse ci rinchiuse il Minotauro, mezzo uomo e mezzo toro,
più tardi ammazzato da Teseo con l’ausilio del famoso filo d’Arianna,
suggeritole da Dedalo: per questo il re l’imprigionò e non fu una manna.
L’architetto per fuggire dal labirinto costruì per sé e per il figliolo
delle vere e proprie ali servendosi d’alcune penne e di cera.

Jacob Peter Gowy – La caduta di Icaro – Madrid, Museo del Prado

Dedalo istruì Icaro su come utilizzarle che le andavano a fagiolo,
con l’avvertimento di non levarsi troppo in alto in cielo, necessità non c’era,
e superata l’iniziale esitazione Icaro prese troppa confidenza
e dimentico dei consigli ricevuti commise l’imprudenza
di librarsi (il sole intanto scioglieva le ali, sempre di più)
e così il giovine precipitò in mare e annegò cadendo giù.
Questa tipica avventura è citata a mò d’esempio per mettere in discussione,
incoraggiando in tal modo la virtù della modestia, i pericoli dietro l’ambizione.