Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Danae, Zeus e il mito della pioggia d’oro

Deluso della sua mancanza di eredi maschi, il re Acrisio chiese all’oracolo di Delfi se questo stato di cose sarebbe cambiato. L’oracolo gli rispose che non avrebbe mai avuto un figlio, ma sua figlia lo avrebbe fatto e che sarebbe stato ucciso dal figlio di sua figlia.
All’epoca, Danae era una giovane vergine e, intendendo mantenerla così, il re Acrisio fece costruire una prigione sotterranea in una delle torri della città con mura di bronzo (altre versioni dicono che è stata imprigionata in una torre di ottone con una sola camera riccamente ornata ma senza porte o finestre, solo una luce proveniente dal tetto era fonte anche di aria).
Danae era praticamente sepolta in questa tomba e destinata a non rivedere più la luce. Comunque, Zeus la volle e le si avvicinò sotto forma di pioggia d’oro che passava attraverso il tetto della camera sotterranea scendendo giù fino al suo ventre. Poco dopo è nato il loro figlio Perseo.

Non volendo provocare l’ira degli dèi o delle furie uccidendo la sua prole e il nipote, il re Acrisio chiuse Danae e Perseo in una cassa di legno e li fece buttare in mare. Le onde furono calmate da Poseidone e, su richiesta di Zeus, la coppia sopravvisse. Essi furono sospinti verso terra e giunsero all’isola di Serifo dove furono trovati da Ditti che li portò dal re Polidette. Il re fece allevare Perseo nel tempio di Minerva.
Polidette era affascinato da Danae, ma questa non era a lui interessata. Di conseguenza Polidette acconsentì a non sposarla se il figlio gli avesse portato la testa della Medusa, una delle tre Gorgoni. Utilizzando lo scudo di Atena, i sandali alati di Ermes e il casco di invisibilità di Ade, Perseo riuscì a sfuggire al pietrificante sguardo di Medusa e a decapitarla.

Più tardi, dopo che Perseo riportò la testa di Medusa e salvò Andromeda, la profezia dell’oracolo si avverò: Perseo partì per Argo, ma volendo partecipare alle gare dei giochi atletici che il re di Larissa aveva ordinato, fece tappa in questa città. Il vecchio Acrisio era lì sotto mentite spoglie, e per caso Perseo lo colpì accidentalmente sulla testa con il suo giavellotto (o discus), adempiendo la profezia. Una volta sepolto Polidette, Perseo partì per Argo e prese possesso del regno del nonno.

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Anche la bella Danae
mutò la luce eterea
con un bronzeo carcere,
nascosta fu nei vincoli
di sepolcrale talamo.
Ed era, o figlia mia,
o figlia mia, di nobil sangue, e il germine
di Giove custodía,
disceso in grembo a lei come aurea piova.
(Sofocle, Antigone, 944 – 950) 

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Il mito della pioggia d’oro che ingravida Danae ha ispirato parecchi pittori

Nella rilettura agostiniana del mito, Danae viene eletta a imago Pudicitiae e ad  allegoria di Castitas.
Successivamente, nel repertorio di Correggio (1531), di Tiziano (1545/1553) e degli artisti del Rinascimento maturo, Danae diviene immagine lussuriosa e lasciva del trionfo della e della potenza erotica che supera qualsiasi barriera. Il riferimento mitologico e la citazione colta giustificavano il soggetto ardito e il nudo integrale.

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