Tanogabo
Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Da bulli a maschere: Meo Patacca, Ciceruacchio e Rugantino

di Sandro Boccia

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MEO PATACCA

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Bullo trasteverino del milleseicento fu Meo Patacca,

coraggioso con i deboli e con i potenti… tutta cacca,

coinvolto dalla sua donna per salvare la città viennese

assediata dai Turchi. Pasticcione fu oggetto d’ingiurie e offese

da parte del suo acerrimo nemico Pepe da questo screditato

e che fece sempre di tutto per fregargli il suo appassionato amore.

Meo Patacca maschera romanesca in un disegno dell’Ottocento

 

Poi di ritorno a Roma venne dal popolo acclamato

come un eroe da un falso messaggero del Cardinal governatore

che gli impose di prender i voti per non divulgar

la truffa cosicché con la scusa d’ un duello con Pepe riuscì a scappar.

A Trastevere Meo Patacca è il nome di uno dei migliori ristoranti

dove i camerieri vestiti da galeotti trattano i clienti da furfanti!

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CICERUACCHIO

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Angelo Brunetti fu carrettiere del porto di Ripetta

che gestiva una taverna vicino a del popolo la piazza,

socievole, benamato dalla gente, ne divenne simbolo di razza

per il sentimento popolare colorito dal dialetto pungente come una saetta.

Angelo Brunetti (Ciceruacchio)

Fin da ragazzino, essendo grassottello, fu chiamato ciruacchiotto,

per corruzione questo soprannome divenne “Ciceruacchio” in 4 e quattrotto!

Patriota e portavoce dell’ansia e dell’aspettativa popolare

per le tante attese e promesse riforme annunciate dal nuovo Pontefice,

Pio IX, salito al soglio nel 1846 con animo liberale;

abbracciò poi la causa mazziniana con il voltafaccia papale invece

aderendo alla rivoluzione dopo la caduta della Repubblica Romana,

abbandonò l’Urbe per raggiungere Venezia sotto il giogo austro-ungarico

e poi vicino al Po fu tradito, catturato e così ci fu la frana:

la sua fucilazione con i figli Luigi e Lorenzo generò pena e rammarico!

Nel tempo risuonano le sue parole: “Sono Angelo Brunetti, detto Ciceruacchio,

gonfaloniere di Campo Marzio, carrettiere e oste,

amo l’Italia ma parlo solo romanesco, cacchio,

ma a tempo perso sono anche uomo che beve vino e mangia caldarroste!”

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RUGANTINO

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E’ meglio perdere un’amicizia che una battuta!

Se rimorchi una donna per farci una fottuta,

e poi agli amici non glielo puoi raccontar,

lascia perdere, allora, con l ’amore: chi te lo fa’ far?

Questo era il credo curioso di Rugantino, maschera romana,

che, conquistata una femmina, già stava dietro a un’altra sottana:

per la lingua lunga andò innanzi al boia mastro Titta,

che gli mozzò la testa ruzzolante nel cesto, dritta dritta!

Vidi un musical su questo personaggio pieno di virtù e di vizi,

assieme a mio zio Gino, al teatro, il celeberrimo Sistina,

nel ’63, con Nino Manfredi, Lea Massari, Bice Valori e Aldo Fabrizi,

Aldo Fabrizi interpreta ill boia nel «Rugantino» con lui Bice Valori, Alida Chelli ed Enrico Montesano

e mi piacque così tanto che me lo sognai dalla sera alla mattina!

“Roma nun fà la stupida stasera, pè faje dì de sì… manna li mejo grilli”

fu cantata in più edizioni da Montesano, la Vanoni, la Chelli e la Ferilli!

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