Figlio di Gea e Urano, nonostante fosse il più giovane tra i Titani divenne il Signore del Mondo. Sposò la sorella Rea e divenne il padre di tutti gli Dei.
Avendo paura di essere detronizzato da qualche figlio prese la saggia decisione di mangiarseli tutti.

Tutti tranne Zeus, salvato in extremis dalla madre, che quando fu grande a sufficienza salì in cielo e con l’inganno fece bere a Crono una speciale bevande che lo costrinse a rivomitare i fratelli che si era divorato.

Ebbe così inizio una terribile lotta che durò dieci anni che vide da una parte Crono, al cui fianco si schierarono i Titani; e dall’altra Zeus, al cui fianco c’erano tutti i suoi fratelli. 

La guerra sarebbe andata avanti ancora per parecchio tempo se Gea non fosse intervenuta per consigliare a Zeus di liberare i Ciclopi e stringere alleanza con loro. I Ciclopi, per ripagare Zeus di avergli reso la libertà fabbricarono per lui le armi che sarebbero entrate nella leggenda e con le quali avrebbe retto il suo regno dalla cima dell’Olimpo: le folgori. Zeus liberò anche gli Ecatonchiri, che con le loro cento braccia iniziarono a scagliare una quantità infinita di massi contro la gente di Crono che assieme alle folgori scagliate da Zeus, decretarono la vittoria finale. 
Terminava così il regno di Crono, secondo sovrano della divina famiglia e aveva inizio quella di Zeus, terzo sovrano e suo figlio.

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Saturno (il Cronos greco) nella più antica leggenda era re del Lazio prima della fondazione di Roma.

I Saturnali furono tra le feste latine più antiche dell’ Impero Romano; iniziavano il 17 Dicembre e furono prolungate fino al 24 dicembre sotto l’imperatore Domiziano. Erano una festa religiosa dedicata all’antico Dio Saturno (da Satus=semina). Ai primordi i Saturnali erano una festa religiosa e sociale molto complessa, ben descritta da Frazier nel libro “Il ramo d’oro”: durava un lungo periodo, si ribaltavano i ruoli sociali, uno schiavo faceva il Re per tutte le feste e poi veniva sacrificato. A Saturno si dedicavano sacrifici umani fino a quando , dice la leggenda, Eracle (Ercole) passando dal Lazio, convinse gli abitanti a non sacrificare vite umane ma ad offrire in loro vece statue di argilla e ceri accesi. Da qui iniziò l’usanza di scambiarsi doni, statue d’argilla e ceri accesi nei giorni dei Saturnali. Nella Roma degli imperatori durante questa festa le scuole restavano chiuse e  permase l’usanza di scambiarsi doni (candele, noci, datteri, miele). I Saturnali iniziavano con il rito  del “lettisternio”: statue degli Dei venivano stese sui letti; si offriva poi il cibo a Giove ed a dodici dei, cibo che veniva in seguito consumato pubblicamente dai partecipanti. Il primo giorno c’era la celebrazione religiosa con processione fino al tempio di Saturno posto alle falde del Campidoglio e si facevano sacrifici sull’Ara lì posta; si accendevano le candele e vi era un grande banchetto al quale tutti erano invitati; si facevano anche i brindisi e gli auguri. Il tutto a spese dello Stato.

Vi era l’uso di giocare a Tombola, considerata il grande gioco di Saturno: questo gioco era però caricato di sacralità in quanto serviva per predire il prossimo futuro attraverso i numeri, aveva funzioni oracolari (oggi le ritroviamo nel gioco del Lotto con le associazioni  di eventi o sogni  ai numeri– vedi la Smorfia). I pagani facevano la veglia per tutta la notte per attendere e salutare la nascita del Sole nuovo. Quando giunse a Roma il culto di Dioniso, nei Saturnali si festeggiava la sua eterna giovinezza e si regalavano i suoi tre simboli: il mirto, il lauro e l’edera. Durante i Saturnali gli schiavi erano liberi e non avevano obblighi verso i loro padroni. Per gran parte della popolazione, che svolgeva lavoro agricolo, i Saturnali annunciavano un lungo periodo di riposo in attesa della primavera.

Come possiamo notare, molte delle usanze dei Saturnali si sono conservate fino ad oggi e caratterizzano il nostro modo di festeggiare il Natale: accendere le luci (delle candele prima, elettriche oggi), il banchetto, lo scambio di doni, la celebrazione religiosa, regalarsi i ceri, i datteri, le noci e cibi dolci come il miele, fare i brindisi e gli auguri, la chiusura delle scuole, la lunga festa…

10/02/2008 aggiornamento

SCOPERTO IL TEMPIO DI KRONOS, IL PIU’ ANTICO DI GRECIA

Per la prima volta nella storia dell’archeologia vengono alla luce i resti di un tempio dedicato a Kronos, il Tempo padre di Zeus, da questi spodestato all’inizio della mitologia olimpica. Si tratta con ogni probabilità del tempio più antico di tutta l’Ellade. Risale al 3.000 avanti Cristo. Il rinvenimento ha avuto luogo sul Monte Lukaios, in Arcadia, 35 chilometri da Olimpia. Esattamente il luogo in cui, secondo la “Teogonia” di Esiodo, nacque Zeus. Come spesso accade in archeologia, si cercava una cosa e se n’e’ trovata un’altra: la squadra di ricercatori della University of Pennsylvania stava studiando il sito di un santuario dedicato proprio a Zeus, quando al di sotto delle fondamenta ha incontrato uno strato ancora più antico, in cui alcuni resti in muratura racchiudevano quello che rimane di sacrifici e libagioni sacre: ossa bruciate di animali, vasellami senza decorazioni. La datazione dei reperti fa risalire l’epoca del culto all’inizio del terzo millennio avanti Cristo. “Una tradizione che precede l’introduzione dello stesso Zeus nella mitologia greca”, commenta David Gilman Romano, direttore degli scavi. “Il luogo non e’ quello di in insediamento urbano, il vasellame era sicuramente destinato a scopi rituali”, assicurano gli archeologi. Tra i reperti rinvenuti diverse pietre d’altare, manufatti in bronzo ed un sigillo a forma di toro. Particolare, questo, che rimanda ad un’altra figura antropofaga del mito: il Minotauro minoico. Alla piena età minoica risalgono del resto i primi documenti attestanti l’esistenza di Zeus, scritti in Lineare B: il 1.400 avanti Cristo. Ma sul Monte Lykaion il culto era già presente in epoca preindoeuropea, prima cioè che Dori ed Achei scendessero verso il Mediterraneo provenienti dalle pianure del Dniepr. Con ogni probabilità all’arrivo di questi la divinità più antica venne soppiantata da quella dei conquistatori, creando così un processo di assimilazione-rimozione tipico di questi fenomeni antropologici, un cui residuo e’ rimasto come sostrato nella tradizione mitologica greca. Nel racconto di Esiodo, infatti, in principio era il Tempo, Kronos, figlio di Gea (la Terra) e Urano (lo Spazio). Evirò Urano, ne prese il posto, e gli fu profetizzato che anch’egli sarebbe stato spodestato da un figlio. Ogni volta che la compagna Rea, sua sorella, ne dava alla luce uno, lui lo divorava. Finché, al momento della nascita di Zeus, Rea gli dette da divorare una pietra del Lykaion. Anni dopo Zeus lo sconfisse, relegandolo al Tartaro. Ne prese il posto anche sul Monte Lykaion, dove i greci celebravano giochi sacri più antichi di quelli della vicina Olimpia. (AGI)