La prima notizia documentaria si riferisce a un viaggio del Beaumont a Bologna, dove soggiorna dal febbraio al dicembre 1716, attento alla locale pittura seicentesca (Carracci e Cignani).
Nel dicembre dello stesso anno è a Roma; vi rimane fino al 1719 e successivamente vi torna dal 1723 al 1731, alla scuola di F. Trevisani, che avrà grande influenza su di lui.
Da Roma riceve commissioni per la reggia di Torino. Il Trevisani dà «ottime relazioni circa la sua habilità» e il giovane piemontese s’inserisce, come già nel primo soggiorno, nell’ambiente dei pensionnaires dell’Accademia di Francia. È documentata in questi anni la fervida attività del Beaumont per i castelli piemontesi. Egli lavora nell’ambiente juvarriano, accanto all’architetto, con risultati che, per virtuosismo e abilità, richiamano tuttavia il clima della cerchia del cardinal Ottoboni.

Nel 1724 il re di Sardegna raccomanda il pittore a Wleughels, direttore dell’Accademia di Francia a Roma, e nel 1730 lo richiama insistentemente a Torino. Ivi il Beaumont esegue tele che riflettono il gusto del marattismo imperante nelle chiese romane e napoletane, con richiami a Brandi, Conca e Trevisani. Del 1731 è la commissione per la camera da lavoro e per il gabinetto della toeletta in Palazzo reale.
Nel 1736 attende alla fabbrica per gli arazzi: al 1737 risale la volta (Giudizio di Pande) sovrastante le lacche e le cornici disegnate da Juvarra nel gabinetto cinese della reggia, dove il Beaumont esegue gli affreschi, e della galleria (o armeria reale).
Tra le sue ultime opere va ricordato il San Lorenzo (1766) per il duomo di Alba. 

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