Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Cenni sulle visioni escatologiche di alcuni pensatori

L’escatologia è una disciplina che poggia sull’astrattismo oltre che all’azione umana, poiché analizza le aspettative dell’uomo, legate alla vita oltre la morte, quindi può influenzare in modo significativo l’uomo nella sua visione del mondo e disciplinare il suo comportamento quotidiano in funzione ultra terrena, pur tenendo questi in privilegio l’essere materia, in quanto parte integrante della natura.


Baruch Spinoza

SpinozaGli uomini hanno reso imperfetto Dio facendolo agire per un fine a cui lui stesso sarebbe poi subordinato. Se invece ci convinciamo, sostiene Baruch Spinoza, che volontà e intelletto, mente e corpo, sono in Lui la stessa cosa, cioè che la mente è un modo dell’attributo pensiero e il corpo un modo dell’attributo estensione – poiché pensiero ed estensione sono i due attributi dell’unica sostanza divina anzi sono essi stessi la sostanza divina; Allora non essendo l’intelletto, distinto dalla volontà, e quindi non essendoci libero arbitrio, nel senso di un intelletto che guidi liberamente la volontà, noi dobbiamo vivere nel mondo non cercando un fine e pensando di poterlo trovare liberamente ma convincendoci che l’uomo è compartecipe della natura divina e quindi può vivere in pace sereno.

“sopportando l’uno e l’altro volto della fortuna, giacché tutto segue dall’eterno decreto di Dio con necessità”per cui “Non odiare, non disprezzare, non deridere, non adirarsi con nessuno, non invidiare in quanto negli altri come in te non c’è una libera volontà, tutto avviene perché così è stato deciso”.


Ficino

ficinoLa dottrina dell’amore. Ciò che ha permesso all’universo di essere creato, ciò che ha condotto il caos all’ordine del cosmo, è un principio che Marsilio Ficino chiama “amore” la forza positiva che ordina le cose e le fa tendere al bene L’amore rappresenta per Ficino sia il motivo che spinge Dio a creare il mondo e a ordinarlo sia quella forza che permette all’uomo di avvicinarsi a Dio per godere della sua grazia: 
“Tre sono i benefici dell’amore: restituendoci all’integrità, da divisi che eravamo, ci riconduce al cielo; colloca ognuno al suo posto e fa che in questa distribuzione tutti siano paghi; abolisce ogni noia e accende nell’anima una gioia continuamente nuova, rendendola beata con un blando e dolce godimento”.

Secondo Ficino, Il percorso della Rivelazione divina non prende le mosse dal cristianesimo, la verità di Dio cominciò a manifestarsi anche prima, nell’indagine e nelle opere degli studiosi cosi detti pagani, primo fra tutti Platone, le origini della Rivelazione divina presa dal pensiero di Zarathustra, per poi proseguire con Ermete Trismegisto, il mitico sapiente egiziano, continuando quindi con Pitagora e proseguire quindi nell’opera dei neoplatonici,come Plotino e l’Aeropagita.


Della Mirandola

PicoNe “La dignità dell’uomo“, scritto come introduzione al convegno sulle 900 tesi è considerato da molti come un vero e proprio manifesto dell’uomo rinascimentale, Pico Della Mirandola espone il concetto dell’uomo camaleonte: Dio creò ogni essere vivente dotandolo di particolari qualità, ogni animale possiede un istinto particolare che lo rende più abile di altri in particolari situazioni. Quando Dio creò l’uomo non volle attribuirli la supremazia di una sola qualità sulle altre, ma preferì dotarlo di tutte le qualità attribuite nel mondo animale Così l’uomo si trova nell’invidiabile posizione di avere in sé ogni qualità e possedere la libertà di scegliere tra il degenerarsi nelle cose inferiori o il rigenerarsi in quelle superiori.

La particolarità dell’uomo, la sua importanza, è proprio nella possibilità di poter esercitare il libero arbitrio, ovviamente la via che conduce alla rigenerazione passa dal recupero della sapienza antica, intesa come sapienza neoplatonica che riconduce l’uomo all’unico principio divino.


Trismegisto

Ermete Trismegisto«È vero senza menzogna, certo e verissimo. Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli della cosa una. E poiché tutte le cose sono e provengono da una, per la mediazione di una, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento. Il Sole è suo padre, la Luna è sua madre, il Vento l’ha portata nel suo grembo, la Terra è la sua nutrice. Il padre di tutto, il fine di tutto il mondo è qui. La sua forza o potenza è intera se essa è convertita in terra. Separerai la Terra dal Fuoco, il sottile dallo spesso dolcemente e con grande industria. Sale dalla Terra al Cielo e nuovamente discende in Terra e riceve la forza delle cose superiori e inferiori. Con questo mezzo avrai la gloria di tutto il mondo e per mezzo di ciò l’oscurità fuggirà da te. È la forza forte di ogni forza: perché vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida. Così è stato creato il mondo. Da ciò saranno e deriveranno meravigliosi adattamenti, il cui metodo è qui. È perciò che sono stato chiamato Ermete Trismegisto, avendo le tre parti della filosofia di tutto il mondo. Ciò che ho detto dell’operazione del Sole è compiuto e terminato. »


Eriugena

Giovanni Scoto EriugenaRileva come l’uomo sia l’unico essere che Dio crea a sua immagine e somiglianza.

Tale somiglianza è interpretabile come dominio dell’uomo sulle altre creature, ma non un dominio della forza, bensì un dominio della conoscenza.

Per cui Scoto Eurigena sostiene, che l’uomo possiede un intelletto superiore a qualsiasi altra forma vivente, il dominio che egli esercita sulle altre creature è dunque la capacità di ricondurre consapevolmente ogni cosa al suo creatore.


Hildesheim

Giovanni di Hildesheim, vissuto nel XIV secolo, è noto come l’autore della (Historìa Trium Regum) La Storia dei tre Re.
Giovanni_di_HildesheimIl racconto si dilunga sulla natura e l’aspetto della stella cometa e i tre Magi, che identifica in tre Regnanti, Melchiorre, sovrano dell’India, Baldassarre, della Caldea (Irak) e Gaspare della Persia.

Questi tre Re, sono descritti come tre saggi o meglio degli iniziati, che dopo un viaggio solitario e procedono alla volta della capanna di Betlemme per assistere e testimoniare la nascita del Messia l’illuminato, come annunciato nelle antiche profezie, per porgerli tre doni, oro, incenso e mira. Il cui significato prelude ad una esegesi sapienziale, religiosa e alchemica.

Nel loro viaggio di ritorno, i Magi raggiungono la Collina della Vittoria, ai confini della Persia, ove sorge una torre detta del fuoco (Zoroastriana) da dove la stella era stata avvistata per la prima volta, prima di tornare ciascuno al proprio Paese, decidono che dopo la morte, si faranno seppellire in quel luogo sacro.
Dopo molti anni, la stella torna ad annunciare ai tre che il loro tempo terreno sta per scadere. I Magi tornano alla Collina, si costruiscono un sepolcro e muoiono, venerati dagli Esseni quali maestri.

Baudrillard

jean-baudrillard«Proibisco che nei templi ci sia alcun simulacro perché la divinità che anima la natura non può essere rappresentata» sostiene Jean Baudrillard.

Ma che cosa diventa quando si diffonde in icone, quando si demoltiplica in simulacri? Resta l’istanza suprema, che semplicemente si incarna, attraverso le immagini, in una teologia visibile? Oppure si volatilizza nei simulacri, che di per sé dispiegano un loro fasto e un loro potere di fascinazione dal momento che il macchinario visibile delle icone si sostituirebbe all’Idea pura e intelligibile di Dio?
Dio non è mai esistito, ne è sempre esistito soltanto il simulacro. O anzi meglio, Dio stesso non è mai stato altro che il proprio simulacro.


Campanella

Tommaso CampanellaCampanella fu autore di una importante opera di carattere utopistico, ovvero La Città del Sole. Nella Città del Sole egli descrive una città ideale, utopistica, governata dal Metafisico, un re-sacerdote volto al culto del Dio Sole, un dio laico proprio di una religione naturale, di cui Campanella stesso è sostenitore, pur presupponendo razionalmente che coincida con la religione cristiana. 
Questo re-sacerdote si avvale di tre assistenti, rappresentanti le tre primordialità su cui si incentra la metafisica di Campanella: Potenza, Sapienza e Amore. In questa città vige la comunione dei beni. Nel delineare la sua concezione collettivista della società, Tommaso Campanella si rifà a Platone e all’Utopia di Tommaso Moro fra gli antecedenti dell’utopismo campanelliano è da annoverare anche la Nuova Atlantide di Bacone. 
L’utopismo partiva dal presupposto che, poiché non si poteva realizzare un modello di Stato che rispecchiasse la giustizia e l’uguaglianza, allora questo Stato si ipotizzava, come aveva fatto a suo tempo Platone; però è importante mettere in evidenza che, mentre Campanella tratta una realtà utopistica, Niccolò Machiavelli esalta realtà concreta o effettuale, e la sua concezione dello Stato non è affatto utopistica, ma assume una valenza di concreto metodo di governo della cosa pubblica.

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tratto da: tanogaboblog.it 
foto dal web