Gli amici che mi chiedono ulteriori notizie su Sandro Boccia possono avere alcune delucidazioni collegandosi con una delle sue tante pubblicazioni. Nello specifico consiglio la lettura della parte iniziale di  “Roma tra miti e Leggende” pubblicato in: archive.org

 

CASTEL SANT’ANGELO

(immagine tratta da: http://idiitalia.com/beatrice-cenci-il-fantasma-del-ponte-di-castel-santangelo/

In fondo al più bel ponte di quelli antichi, proprio sul retro,

con le statue degli Angeli e di quelle dei Santi Paolo e Pietro,

ci sta Castel Sant’Angelo detto anche il Mausoleo d’Adriano,

grandiosa tomba dell’imperatore costruita dal valente Demetriano.

Nel 590, durante una solenne processione, fatta per scongiurar

la peste che terribilmente affligeva la città,

Papa Gregorio sognò un Angelo con la spada sguainata in su’ la rocca:

da quel dì, strano ma vero, il morbo immediatamente così sparì

e il Pontefice per gratitudine fece una statua d’Angelo costruì

che innalzò sul Castello, Sant’Angelo nomato: una virtù che gli tocca.

Castel Sant’Angelo – Dettaglio foto aerea del 1938

Simbolo del potere papale fu luogo di rifugio e di prigione;

l’aria pucciniana “E lucean le stelle: l’ora è fuggita e muoio disperato”

fu qui cantata dal pittore Cavaradossi in seguito fucilato,

dopo di chè Tosca si buttò di sotto proprio da questo terrazzone.

Dentro questo castello c’è pure dell’armeria (*) l’esposizione

dove learmi son ordinate per mostrar nel tempo la loro evoluzione.

E se nell’ammirarle te ne stai zitto e mosca

ti sembra di sentir delle parole assieme alle romanze della Tosca.

(immagine tratta da Facebook)

Aruginito e attaccato a un vecchio muro di questa fortezza

un Pugnale altezzoso minchionò una Spada,

che gli stava appesa a fianco a ripensar con fierezza,

al tempo antico vissuto sulla maestra strada:

“Ma chi ti credi d’esser? Non ti illudere inutilmente!

Son più importante io anche se mi rubi l’attenzione.

La lama mia ha fatto piangere tanta gente

e sortì il sangue a fiotti a più persone.

Ha procurato rovine, lutti e ferimenti

per gelosie, vendette, intrighi e tradimenti!”

Gli rispose la Spada un po’ accorata:

“Se la memoria non mi tradisce pur’io non mi posso lamentar!

Ma la mia, per lo più, per vincre le battaglie fu adoperata,

per difendere la Patria dal nemico, per conquistà la Libertà,

e poi nei duelli mattutini per salvare l’onore

delle donne offese, dove il braccio, grazie a Dio,

non fu mai guidato dal grido dell’odio rio

ma sempre dalla poesia e dal bel canto dell’amore!”

 

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(*) nota tratta da:  https://www.castelsantangelo.com/armeria_m.asp

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L’Armeria di Castel Sant’Angelo

Il nucleo centrale della vasta collezioni di armi del castello si è costituito nei primi anni di vita del Museo, che nell’intenzione dei suoi ‘fondatori’ doveva ospitare, oltre a opere di interesse storico-artistico, cimeli dell’Esercito Italiano. Pertanto, i primi direttori del neonato istituto museale – non a caso tutti appartenenti agli alti ranghi dell’esercito – hanno raccolto un ampio corpus di reperti, provenienti tanto dal mercato antiquario, quanto dalle collezioni – acquisite per intero – del Castello di Gradara e del disciolto Museo Artistico Industriale di Roma.
Parte della raccolta di armi storiche ha oggi trovato collocazione in quattro sale affacciatisi sul Giretto Scoperto di Alessandro VII: la selezione – costituita unicamente da pezzi di accertata autenticità – ha lo scopo di illustrare e ricostruire la storia degli eserciti che, nel corso dei secoli, hanno intrecciato le loro vicende con quelle di Roma e del castello. 

Prima Sala
Vi sono raccolte armi databili alla fine XIX – inizi XX secolo, appartenenti tanto all’esercito pontificio – che ha tenuto il castello sino al 1870 – quanto a quello italiano. L’esercito italiano è rappresentato anche dalle divise adottate tra il 1870 ed il 1900, tra le quali spicca una rara divisa degli Ussari di Piacenza, reparto preunitario formato esclusivamente da esuli ungheresi. 

Seconda Sala
Vi trovano collocazione un archibugio a ruota databile al XVI secolo e fabbricato per la famiglia Farnese e due pregevoli pistole intarsiate.

Terza Sala
Raccoglie armi da fuoco e reperti legati all’introduzione e alla diffusione della polvere pirica il cui impiego, sempre più massiccio a partire dal XVI secolo, porta alla radicale evoluzione di armi e strategie belliche, ma anche dell’architettura militare che deve adeguarsi ai nuovi mezzi offensivi. 

Quarta Sala
Dedicata alla storia del Castello: vi sono esposti armi appartenenti alle guarnigioni poste a difesa della fortezza tra il XV ed il XVIII secolo, ivi comprese quelle impiegate dai Lanzichenecchi durante il Sacco del 1527.