Carmenta_BnF_Français_599_fol._22vNella mitologia romana Carmenta era la dea del parto e della profezia associata con l’innovazione tecnologica. Il nome di Carmenta non era quello con cui era conosciuta in Arcadia suo luogo d’origine. Sembra che il suo nome arcadese fosse Nicostrata o Themis, talvolta le si attribuiva il nome di Timandra (o Telpousa).
Carmenta era la dea che proteggeva le madri e i bambini ed era la patrona delle ostetriche.
Si suol credere che la dea abbia inventato l’alfabeto latino. Gaio Giulio Igino (Fab. 277) cita la leggenda secondo la quale fu lei che ha modificato quindici lettere dell’alfabeto greco facendolo diventare l’alfabeto latino introdotto nel Lazio dal figlio Evandro.

Carmenta era la madre di Evandro, figlio di Mercurio. Aveva il dono della profezia, da cui deriva il nome Carmenta, Carmen o mens Carens. Aveva gli epiteti culturali di Antevorta (‘volta al passato’) e di Postvorta (‘volta al futuro’) ed era una profetessa che si pronunciava in versi (infatti i Romani chiamano Carmina i componimenti poetici in versi da Carmenta), in realtà chiamata Nicostrata.
La sua conoscenza di oracoli e destini le hanno permesso, quando è stata esiliata assieme al figlio Evandro da Arcadia, di cercare rifugio in Italia, dove Fauno re di Lazio li accolse favorevolmente.
Per la sua dimora in Italia, Carmenta scelse un luogo “felice fra tutti” fondando, vicino al fiume Tevere, insieme ai suoi seguaci, la città di Pallantium. Quando Ercole venne a Pallanteum di ritorno dalla spedizione contro Gerione ha profetizzato all’eroe il destino che lo attendeva. Questo mito sull’origine della città è stato significativo nella mitologia romana, perché Pallantium divenne una delle città che fu poi fusa in Roma antica, legando in tal modo le origini di Roma agli antichi eroi greci.

Carmenta-NicostrataCarmenta era venerata a Roma, soprattutto dalle matrone romane, e c’erano altari a lei dedicati a Porta Carmentale, una porta si apriva nella valle tra le alture del Campidoglio e del Palatino, nei pressi di quello che ancora oggi si chiama Vico Jugario.
Nell’antica Roma, la festa in suo onore (Carmentalia) veniva celebrata, soprattutto dalle donne, tra l’11 e il 15 Gennaio.