Bona-Dea_1Bona Dea era una divinità romana poco conosciuta, identificata a volte come la Grande Madre, ma più comunemente era conosciuta con il nome di Fauna e con Fauno costituiva una delle più antiche coppie della mitologia indigena del Lazio; al tempo stesso proteggeva la pastorizia e i boschi.

Era ritenuta protettrice della fecondità e della prosperità, in particolare nella vita privata; divinità profetica, il cui nome non doveva essere reso noto a nessuno all’infuori delle iniziate, rivelava le sue predizioni soltanto alle donne.

Al suo culto erano preposte solamente le donne dell’aristocrazia romana e veniva svolto strettamente in privato escludendo qualunque figura maschile, compresi gli animali.

Nel dicembre del 62 a.C. un personaggio appartenente ad una delle più nobili famiglie romane, Publio Claudio Pulcro (meglio noto col gentilizio plebeo Clodio), amante della moglie di Cesare, si era introdotto nottetempo, durante la celebrazione dei riti della Bona Dea, travestito da donna, nella residenza di Cesare, pretore e pontefice massimo. 
Scoperto da una schiava per la voce, Clodio riuscì tuttavia a fuggire; Cesare, dopo aver ripudiato immediatamente la moglie, ormai compromessa, tentò di soffocare lo scandalo, ma non riuscì ad evitare l’istruzione di un processo, aizzato dalla forte riprovazione che il ’sacrilegio’ perpetrato da Clodio (che venne poi assolto) suscitava nell’opinione pubblica.

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La storia di  Bona Dea ci viene tramandata da varie leggende e miti anche se i più attendibili sono due:

  1. Bona-Dea_cartaSecondo una versione suo padre, Fauno, voleva unirsi incestuosamente a lei e per ottenere lo scopo la fece ubriacare. Ciononostante si rifiutò di unirsi al padre che la fece flagellare con verghe di mirto. Allora, per realizzare il suo desiderio, il padre si trasformò in serpente e riuscì a unirsi a lei. Per questo motivo il vino e il mirto sono esclusi, almeno col loro vero nome, dal suo culto.
     

  2. Un’altra versione fa di Bona Dea la moglie di Fauno, abile in tutte le arti domestiche e molto pudica, al punto da non uscire dalla propria camera e da non vedere altro uomo che suo marito. Un giorno, trovò una brocca di vino, la bevve e si ubriacò. Suo marito la castigò a tal punto con verghe di mirto che ella ne morì. Preso dai rimorsi, egli le tributò onori divini. 
    A Roma, Bona Dea aveva il santuario sotto l’Aventino, e qui, in un bosco sacro, le donne e le ragazze celebravano ogni anno misteri “della Bona Dea“, dai quali erano esclusi gli uomini. 
    Si racconta che Ercole abbia un giorno domandato invano del vino ad alcune donne che trovò impegnate nella celebrazione dei misteri della “buona dea”.
    Per quel rifiuto proibì a sua volta alle donne di assistere ai propri riti al Grande Altare che aveva eretto a Roma.