Grande protagonista della scuola genovese del sec. XVII, Bernardo Strozzi (Genova 1581 – Venezia 1644) ebbe come maestro il manierista senese Pietro Sorri, prima di entrare nell’ordine dei Cappuccini nel 1597.
Per anni fu impegnato solo in piccoli dipinti devozionali e in perizie tecniche: la sua vera carriera cominciò nel 1610, quando gli fu consentito di uscire dal convento e dedicarsi alla professione di pittore per aiutare la madre vedova.

Tra il 1610 e il 1630 si formò il suo stile potente e originale. Dopo alcuni impegni nel campo della grande decorazione profana (in particolare nel Palazzo Centurione a Sampierdarena, 1623-25), eseguì nel 1629 la prima grande pala d’altare (Madonna col Bambino fra san Lorenzo, san Giovanni e angeli) destinata alla chiesa dei Sordomuti a Genova.
Alla morte della madre, nel 1630, il pittore rifiutò di rientrare in convento: per questo, secondo la tradizione, fu imprigionato, e in seguito espatriò a Venezia, dove rimase fino alla morte.

Strozzi si rivelò inizialmente poco incline al realismo, di tendenza manierista, sotto l’ascendente di Paggi, ma soprattutto di Barocci.
Poco a poco, a partire dal 1615, questo stile cede il posto a un maggiore naturalismo, sulla spinta di diverse influenze congiunte. È possibile inoltre che la comparsa di Orazio Gentileschi a Genova nel 1621 sia da mettere in qualche modo in relazione con l’interesse crescente di Strozzi per i giochi di luce e ombra. Ma è soprattutto grazie a Rubens e a Van Dyck che seppe fondere questi disparati elementi stilistici in una materia densa e libera: la sua tavolozza allora si schiarisce, i suoi colori diventano caldi e fiammeggianti; il suo colpo di pennello, vibrante e generoso, anima la materia pittorica con un brio inimitabile.

A Venezia (1630-44) il contatto con le opere del Veronese ma anche di contemporanei come Domenico Fetti e Johann Liss, lo confermò nell’orientamento già preso a Genova verso un colore chiaro e un tocco liquido. Ma mentre Fetti e Liss lavoravano tranquillamente in opere di piccole dimensioni per i privati, lo Strozzi ricevette importanti commissioni pubbliche. Fu uno dei principali ritrattisti di Venezia e lasciò il proprio marchio nello stile ufficiale della città: decorò la volta della Biblioteca Marciana (Allegoria della Scultura, 1635) ed eseguì il ritratto del Doge Francesco Erizzo (1631: Vienna, km).
Lo Strozzi fu uno dei pochi pittori a saper mantenere la tradizione veneta del sec. XVI, declinandola in un idioma barocco. Strozzi fu così il terzo di un trio di pittori «foresti» che rianimarono la pittura a Venezia; portò con sé quella libertà di spirito che mancava agli artisti veneziani, paralizzati dal ricordo della tradizione del sec. XVI; la sua lezione fu utile alla formazione di Maffei. 

L’opera pittorica di Strozzi è vasta (circa 500 opere) e rappresentata nella maggior parte dei principali musei europei ed americani.
Il pittore muore a Venezia il 2 agosto del 1644.

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