Il Beato Angelico, al secolo Guido di Pietro, era un pittore fiorentino ed un frate domenicano. Anche se nella tradizione popolare è stato visto come “un artista non propriamente detto, ma un santo ispirato“, l’Angelico era in realtà un artista molto professionale ed era in linea con gli sviluppi più avanzati nell’arte contemporanea fiorentina.

Beato AngelicoGuido di Pietro è entrato in un convento domenicano di Fiesole nel 1418 ed è diventato frate con il nome di Giovanni da Fiesole. Anche se il suo insegnante ci è sconosciuto, a quanto pare, ha iniziato la sua carriera come illustratore di messali e di altri libri religiosi. 
Ha cominciato a dipingere pale d’altare e altri pannelli; tra i suoi primi lavori importanti sono la Madonna della Stella (1428? -1.433, San Marco, Firenze) e il Cristo in gloria circondato da Santi ed Angeli (National Gallery, Londra.) Tra le altre opere di quel periodo vi sono due “Incoronazione della Vergine” (San Marco e Louvre, Parigi) e la Deposizione (San Marco.) 
Nel 1436 si trasferì nel convento di San Marco a Firenze, che era stato recentemente ricostruito da Bartolomeo Michelozzi detto Michelozzo. Angelico, a volte aiutato dagli assistenti, realizzò molti affreschi per il chiostro, la sala capitolare, gli ingressi e le venti celle dei corridoi superiori.
I più imponenti sono La Crocifissione, Cristo come un pellegrino, e la Trasfigurazione. La sua pala d’altare per San Marco (1439?) è una delle prime rappresentazioni di ciò che è conosciuto come una Sacra Conversazione: la Madonna affiancata da angeli e santi che sembrano condividere uno spazio comune. 

Angelico nel 1445 fu chiamato a Roma da papa Eugenio IV per dipingere gli affreschi per l’ormai distrutta Cappella del Sacramento in Vaticano. Nel 1447, con il suo allievo Benozzo Gozzoli, dipinse gli affreschi per la cattedrale di Orvieto.

Le sue ultime opere importanti sono gli affreschi per la cappella di papa Nicolò in Vaticano; scene dalle vite dei Santi Stefano e Lorenzo (1447-1449), probabilmente in parte dipinte dai suoi disegni da assistenti. 

Tomba Beato AngelicoAngelico morì a Roma e fu sepolto nella chiesa di S. Maria sopra Minerva, dove la sua tomba esiste ancora. Vasari, riferendosi a fra Giovanni come ad un uomo semplice, ha reso popolare l’uso del nome Angelico, ma lui dice che è il nome con cui era conosciuto fin dal 1469. Il pittore è stato a lungo chiamato ‘Beato Angelico’, ma la sua beatificazione non è stata resa ufficiale dal Vaticano fino al 1984.

Angelico ha combinato l’influenza degli elementi decorativi in stile gotico di Gentile da Fabriano con lo stile più realistico dei grandi maestri del Rinascimento come il pittore Masaccio e gli scultori Donatello e Ghiberti, ognuno dei quali ha lavorato a Firenze. Angelico era anche a conoscenza delle teorie della prospettiva proposta da Leon Battista Alberti. La sua abilità nel creare figure monumentali, rappresentate in movimento, e suggerendo spazio profondo attraverso l’uso della prospettiva lineare, particolarmente negli affreschi romani, lo contraddistinguono come uno dei pittori più importanti del Rinascimento.

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