Tanogabo
Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Atlante, il padre delle Pleiadi

Figlio di Giapeto e Asia, fu condannato a sorreggere il cielo con la testa e le mani a causa della sua alleanza coi Titani nella lotta contro Zeus.
Ebbe diverse relazioni amorose: con Pleione da cui nacquero le Pleiadi (perseguitate da Orione vennero mutate in stelle da Zeus ), con Etna da cui ebbe le Iadi (il sorgere della loro costellazione indicava l’inizio della stagione delle piogge) e con Esperide da cui ebbe le Esperidi (dimoravano nel giardino della Mauritania ove cresceva l’albero dei pomi d’oro).

Statua romana di Atlante (sec II d.C.). Già nella Collezione Farnese, oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli

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A volte si distinguono tre Atlanti: quello africano, quello italiano e quello arcade, padre della ninfa Maia e quindi nonno di Mercurio; la tradizione classica lo considera un gigante figlio di Giapeto e di Climene.

Statua di Atlante che regge il mondo, posta nella nicchia centrale del Teatro delle Acque di villa Aldobrandini, Frascati

Statua di Atlante che regge il mondo, posta nella nicchia centrale del Teatro delle Acque di villa Aldobrandini, Frascati

Secondo una leggenda, poiché aveva partecipato alla rivolta dei giganti contro Giove, fu condannato a reggere il peso del cielo che, come racconta Omero reggeva grazie a due colonne poste al centro dell’Oceano Atlantico.

Atlante è presente in numerose leggende, tra le quali ricordiamo quella in cui Ercole, per superare l’undicesima fatica, gli chiese aiuto per raccogliere tre mele d’oro dal giardino delle Esperidi.

Il gigante acconsentì e per raccogliere le mele chiese ad Ercole di reggergli momentaneamente il cielo. Ma una volta liberatosi di quel peso, Atlante non volle più saperne di riprenderselo.

A questo punto Ercole si finse sconfitto, chiese solamente al gigante di riprendersi un attimo il peso giusto il tempo per sistemarsi sulle spalle un guanciale: Atlante ingenuamente fece quanto richiesto ed Ercole poté allontanarsi tranquillamente in libertà.

Un’altra leggenda racconta che Atlante fu tramutato in roccia da Perseo che gli aveva mostrato la testa della Medusa..

“Atlante, quei che su le bronzee spalle
sostiene il ciel, dei Numi antichi albergo,
da una Dea generò Maia, che a Giove
me procreò, ministro ai Numi, Ermète.
E a Delfi or giungo, dove l’umbilico
de la terra fissò Febo, e ai mortali
pel presente e il futuro auspíci canta.
Ché fra gli Elleni sorge una città
non ignobile, ed ha nome da Pàllade
dall’asta d’oro, dove Febo a nozze
forzò Creúsa, figlia d’Erettèo,
dove sorgon le rupi a Borea volte,
cui de l’Èllade i prenci eccelse chiamano;”

da: Iòne, una tragedia di Eurìpide

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Scrive su Facebook, nel gruppo “Il fascino della mitologia”, l’amica   Elisa Marro:

Atlante_nRacconta Esiodo…
agli estremi confini delle terra , in direzione della sera, sta atlante, figlio di Giapeto, che, con le braccia e la testa, sostiene la volta celeste, per un aspro destino.

Questo è il fato che gli assegnò il saggio Giove… Il destino lo condannò a sostenere il cielo e ad essere poi trasformato nel grande monte che porta il suo nome.

Nel mito probabilmente Atlante doveva essere la rappresentazione di una divinità che risiedeva su quel monte, visto come il centro del mondo, e perciò considerato come il pilastro che sosteneva la volta celeste.
La sua non sarebbe quindi stata una condanna, ma una condizione di vita in quanto divinità cosmica, che tiene separati il cielo e la terra!

 

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tratto da: tanogaboblog.it

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