Ares fa parte dei dodici dei olimpici ed era il dio della guerra e della violenza, figlio di Zeus e di Era.
Attorno a lui, l’immaginazione popolare vedeva tutta una processione allegorica: Eris (la discordia), Deimos (il timore) e Phobos (lo spavento), Enyo (dea della guerra) ed i Kères (divinità infernali dell’omicidio e della morte violenta). Riempiva l’Olimpo con il rumore dei suoi litigi ed era nemico soprattutto di Eracle e di Atena.
I Romani lo identificarono con Marte, figlio di Giunone e di Giove.


Ares non era sposato ma ebbe numerose avventure, in particolare con Afrodite che andava a trovare la notte per paura che Febo (il sole), che vede tutto, potesse raccontarlo ad Efesto (Vulcano), coniuge legittimo di Afrodite. Ebbe da lei diversi figli: Armonia (che in occasione delle sue nozze con Cadmo ebbe in dono dalla madre una collana che portava sventura), Eros (dio dell’amore o della pura attrazione fisica) e Anteros (dio dell’amore reciproco o della vendetta amorosa).
Per evitare di essere scoperto, Ares teneva fuori dalla porta un giovane efebo del nome di Alectryon che doveva informarlo affinché potesse lasciare la camera prima del sorgere del sole.

Purtroppo, una mattina, quest’ultimo dimenticò la consegna ed i due amanti furono sorpresi da Efesto, che li chiuse in una rete magica e li espose così agli altri dei, ad eccezione delle dee che non vollero scontentarsi Afrodite.
Poseidone intervenne affinché Zeus liberasse i due innamorati.

Imbarazzata, Afrodite fuggì  nell’isola di Cipro mentre Ares se ne andò in Tracia non senza avere trasformato il povero Alectryon in gallo e condannandolo per l’eternità ad informare dell’arrivo del sole. Durante la guerra di Troia, Ares combatté dalla parte dei troiani, ma svolse un ruolo indegno. Assistito da Atena, Diomède lo ferì seriamente, e di ciò si lagnò con Zeus. Più tardi, provò ad mischiarsi in battaglia, nonostante il divieto di Zeus, ma Atena glielo impedì insultandolo. Nella discussione, Ares attaccò la dea e lanciò il suo giavellotto verso lo scudo magico (l’egida) Atena non fu ferita, ma, al contrario, stordì Ares con un colpo di pietra. Afrodite tentò di metterlo al riparo, ma Atena la colpì con un pugno.

Quando Eracle, sul cammino di Delfi, fu sfidato da Cycnos, il figlio di Ares, il dio stesso si mescolò al combattimento. Ma l’eroe, assistito da Atena, uccise Cycnos e ferì Ares alla coscia.

Ares non è mai stato molto popolare in Grecia, i suoi templi erano piuttosto rari, e poco praticati anche se gli ateniesi gli avevano dedicato la rocca dell’Acropoli. Il suo culto, originario della Tracia, si praticava soprattutto a Sparta e Tebe. Ares non ha molto ispirato gli artisti greci. Le rappresentazioni del dio diventarono più numerose nell’arte greco-romana.

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