Il Vangelo secondo Giuda

E’ stato finalmente tradotto il documento apocrifo risalente al 300 d. C. che dà una spiegazione diversa al tradimento dell’apostolo. Il testo è in lingua copta e non è certo opera di Giuda, ma da chi ne ha raccolto e tramandato la testimonianza prima che compisse il suo ultimo gesto.

La traduzione, ad opera di uno studioso canadese presentato a Washington, sembra collegarsi alla dottrina gnostica secondo la quale il tradimento di Giuda si colloca in un disegno divino al quale gli era impossibile sottrarsi. Una teoria che vorrebbe riabilitare una figura storica tanto controversa mi ha ricordato un libro che ho letto molto tempo fa: La Gloria di Giuseppe Berto.
Ne ho già scritto, ma vorrei riproporvi la recensione, un po’ perché mi sembra che il momento sia quello adatto.

La Gloria di Giuseppe Berto

“Sognavo un romanzo ambizioso e bellissimo e l’ho scritto pensando ai giovani e a tutti coloro che non credono in Dio, ma sentono l’angoscia di non crederci”. (G. Berto)
Ho scritto e riscritto questo intervento, combattuta fra un tono “spirituale” ed uno più leggero.
“Lascia parlare i libri” ho pensato. Ho dato loro uno sguardo e “La Gloria” di Giuseppe Berto mi ha risposto. Sul retro della copertina leggo: “La storia di un tradimento compiuto per amore, in intima complicità con la vittima, duemila anni fa. Un romanzo che riflette le contraddizioni, la violenza, il disperato bisogno di trascendenza dei nostri giorni e della nostra generazione.”
All’interno, una dedica: per il mio diciottesimo compleanno. Cerco di ricordare…molti anni sono passati, ma sono convinta che il messaggio, ad una umanità spesso sconcertata, delusa, in cerca di una guida, possa essere ancora attuale; è un libro che ho consigliato, di certo mi ha dato emozioni forti questa interpretazione della vicenda di Giuda, del mistero del male e della morte che essa solleva.  

Giotto - Cappella degli Scrovegni - Il bacio di Giuda
Giotto – Cappella degli Scrovegni – Il bacio di Giuda

Conosciamo un Giuda giovane, forte e coraggioso, che interroga e cerca con impazienza “qualche barlume di rivelazione, segni sottili” che gli indichino la presenza del Messia.
L’incontro con il Battezzatore lo infiamma: forse l’Unto non ha ancora preso coscienza della propria potenza. Tutta la notte interroga l’Eterno: “Sono io l’Atteso?” Ma l’Eterno è silenzio. Scoprirà che il Messia è un altro e ne ripercorre la vita (sembra un Vangelo apocrifo) con toni, a volte, da psicoanalisi, che fanno sorridere.
Nella narrazione di fatti avvenuti al tempo di Gesù, si avverte presto una voce moderna che ha letto Marx e Engels, Freud, Heiddeger e Reich e che determina una nuova religiosità. Giuda è l’uomo che vive per la morte, la propria e quella di Gesù, che lo accoglie con il compito pubblico di tesoriere, ma con quello segreto di tradirlo, quando avrà bisogno di morte. Ciò che afferma è che la morte è l’essenza stessa del Cristianesimo e che “all’origine dei prodigi c’è sempre il male”. Giuda compie con il tradimento un ultimo dovere d’amore, pagando con la dannazione un atto per cui era stato predestinato dalle Scritture.

“Morimmo press’a poco alla stessa ora, Tu crocifisso sul Golgota, io poco lontano, impiccandomi, dicono, ad un albero di fico – sarà poi vero ch’era un fico: è uno degli alberi meno adatti per impiccarcisi – esemplificando un peccato – si chiama impenitenza finale – cui pare si debba negare misericordia. Ignominiosa conclusione.

Invece la Tua morte sulla croce, che nelle intenzioni di coloro che Ti volevano morto doveva essere non meno ignominiosa, divenne, un po’ alla volta, apoteosi. […] Così l’umanità è ancora qui, a penare tra il dolore di vivere e l’angoscia di morire, ma Tu sei chiamato l’Agnello di Dio, Redentore, Salvatore, mentre io porto un nome che vuol dire tradimento.

Nella nostra vicenda, dove tutti i manichei di tutti i tempi hanno trovato conforto, Tu sei la luce e io sono la tenebra: abbiamo confortato innumerevoli crudeltà e ingiustizie. Non è possibile che la tenebra sia soltanto tenebra – né forse la luce soltanto luce – ma siccome gli uomini sembra non possano fare a meno di crudeltà e ingiustizie, io continuo ad essere la tenebra: colui che tradì, che lo consegnò ai suoi nemici, intorno al quale non si sprecano molte parole.

Su Te, invece, sono state scritte fin troppe cose, formulate fin troppe ipotesi, sicché ognuno Ti ha visto – e Ti vede – a modo suo, sostenendosi a Te nel bene e nel male, pace e guerra, rettitudine e furberia, povertà e ricchezza. Di Te si sono serviti – e si servono – per costituire fraternità e tirannie, per celebrare e perseguitare, soccorrere e infierire. Quanti Tuoi seguaci hanno dimenticato che, per te, operare con giustizia – e amore – non è mai stato fine, ma via per arrivare a collocarsi, quando avverrà l’adempimento, nel regno dei cieli?” 

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IL VANGELO PERDUTO RIVELA : FU GESÙ A CHIEDERE A GIUDA DI TRADIRLO

Giotto - Cappella degli Scrovegni - Il tradimento
Giotto – Cappella degli Scrovegni – Il tradimento

E’ uno degli uomini più disprezzati della storia. Ma se invece avesse solo obbedito al desiderio del suo Maestro, quando tradì Gesù con un bacio?

Questo è quel che dice un antico testo cristiano appena rivelato.

Dopo essere stato perduto per circa 1,700 anni, il cosiddetto “Vangelo di Giuda” è stato recentemente restaurato, autenticato e tradotto. Il manoscritto Copto è stato mostrato al pubblico oggi al quartier generale della National Geographic Society di Washington, e alcuni archeologi parlano già della più significativa scoperta archeologica degli ultimi 60 anni.

La sola copia sopravvissuta del documento è stata trovata in un codice che si data tra il III ed il IV secolo d.C.

Si ritiene che il testo – composto in lingua copta – sia una traduzione dell’originale testo greco scritto da una delle prime sette cristiane, in un momento imprecisato anteriore al 180 d.C.

I Vangeli del Nuovo Testamento della Bibbia – Matteo, Marco, Luca e Giovanni – ritraggono Giuda Iscariota, uno dei dodici Apostoli di Gesù, come un traditore. Nel racconto biblico è Giuda a consegnare Gesù Cristo ai suoi oppositori, che in seguito crocifiggeranno il fondatore della Cristianità. Il Vangelo di Giuda, invece, spiega che non lui fece che acconsentire ad una precisa richiesta di Gesù.

“Questo Vangelo perduto, offre informazioni su Giuda Iscariota – ed una visione sulla sua persona – completamente differenti da quella che siamo abituati a conoscere” ha spiegato Rodeolphe Kasser, ecclesiastico ed ex professore nella Facoltà d’Arte dell’Università di Ginevra. Kasser, uno dei più eminenti studiosi di lingua Copta al mondo, ha guidato lo sforzo di rimettere insieme i pezzi e tradurre il Vangelo di Giuda. Il National Geographic e l’Istituto Waitt per le Scoperte storiche, hanno finanziato il progetto.

Gli studiosi sostengono che non solo il testo offre una visione differente della relazione tra Gesù e Giuda, ma che illustra inoltre le diversità di opinioni all’interno della prima chiesa Cristiana.
“Mi aspetto che questo vangelo sarà importante principalmente per la visione più specifica sul pensiero e le credenze di certi cristiani nel secondo secolo dell’era Cristiana, chiamati Gnostici” a dichiarato Stephan Emmel, professore di studi Copti presso l’università di Münster in Germania. Nel 1993 Emmel fu uno dei primi tre studiosi a vedere il Vangelo di Giuda, che era stato nascosto in Egitto alla fine degli anni ’70.

Gli Gnostici credevano che solo una rara conoscenza spirituale potesse aiutare l’uomo ad astrarsi dal corrotto mondo fisico.

Il racconto biblico dunque, suggerisce che Gesù decise e permise che Giuda lo tradisse. Nei Vangeli del Nuovo Testamento si legge che Giuda tradì Gesù per “30 monete d’argento”, identificandolo con un bacio davanti ai soldati romani. In seguito Giuda si pentì del suo gesto e tormentato dal rimorso, si tolse la vita. Il Vagelo di Giuda invece, offre un racconto diverso. Il testo comincia con l’annuncio che si tratta del racconto segreto della rivelazione che Gesù offrì nel corso di una conversazione con Giuda Iscariota, tre giorni prima che celebrasse la Pasqua ebraica. Prosegue descrivendo Giuda come uno dei più cari amici di Gesù, qualcuno che capiva il vero messaggio del Cristo e occupava un ruolo particolare tra i discepoli e nel disegno di salvezza. Nel passaggio chiave, Gesù dice a Giuda: “tu supererai tutti loro. Perché tu sacrificherai l’uomo che mi veste.”
Kasser offre un’interpretazione per questo passaggio:

“Gesù dice che è necessario che qualcuno lo liberi dal suo corpo umano, e che preferisce che ciò avvenga per mano di un amico, piuttosto che di un nemico. Così chiede a Giuda, che è suo amico, di venderlo, di tradirlo. E’ tradimento agli occhi degli altri, non nel rapporto tra loro.”

Il racconto, naturalmente, sfida una delle più radicate convinzioni nella tradizione cristiana. Bart Ehrman, direttore del Dipartimento degli Studi Religiosi dell’Università del North Carolina a Chapel Hill, ha dichiarato:

 “Questo vangelo offre una comprensione completamente differente di Dio, del mondo, del sacrificio di Cristo, della salvezza e dell’esistenza umana – per non parlare di Giuda stesso – incorporata nelle convinzioni e nei canoni cristiani.” L’autore del Vangelo di 26 pagine rimane anonimo. Ma il testo riflette temi che gli studiosi considerano prossimi alla tradizione gnostica. I cristiani Gnostici credevano che la salvezza passasse per una segreta conoscenza trasmessa da Gesù ai suoi discepoli. Questa conoscenza, ritengono, rivelava come ci si potesse liberare dalle prigioni del corpo materiale e tornare al reame spirituale da cui proveniamo.
Le sette gnostiche guardavano ai loro vangeli – tra i quali il Vangelo di Maria Maddalena, recentemente tornato alla ribalta con il successo planetario de Il Codice da Vinci – come guide per le loro convinzioni e pratiche.

Contraddicendo talvolta i Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, questi testi furono successivamente denunciati dai capi della cristianità ortodossa e fu rifiutato il loro inserimento nella Bibbia. Gli studiosi ritengono che i seguaci di questi testi ne nascosero delle copie per la preservazione.
Gli studiosi conoscevano l’esistenza del Vangelo di Giuda per riferimenti ad esso da altri testi fin dal 180 d.C.

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DUBBI SU RACCONTO VANGELO GIUDA, FORSE OPERA DEI CAINITI

Ma davvero Gesù è morto sulla croce?

Le ricerche del professor Hassnain smentiscono questa ricostruzione ortodossa, riportando dati che sembrano confermati dal recente ritrovamento del Vangelo di Giuda.
Questo vangelo  è stato trovato in una grotta, sepolta nei secoli dalla sabbia,  nei pressi del villaggio di Leh nel Ladak. Gli archeologi ritrovatori lo hanno chiamato Vangelo G, perché in quella grotta il misterioso abitatore, un pastore, poi identificato in Jehuda il Traditore, aveva segnato dappertutto questo segno rimasto un mistero.

La scoperta del Vangelo di Giuda è stata tenuta volutamente nascosta, poiché, se rivelata, sarrebbe potuto sorgerne uno squilibrio nella cultura occidentale  e nei delicati equilibri della politica mondiale. Ora viene alla luce grazie all’azione del poeta greco Raul Karelia, che ne ha recuperato una copia, curandone la traduzione e il commento.  Da questo vangelo, redatto dal cancelliere Giuda, uno degli artefici del complotto  e della finta morte di Joshua (Gesù), si ricava una ricostruzione inquietante della vita del Messia che non morì affatto sulla croce, ciò in linea con la ricostruzione di Hassnain. Dopo la giovinezza vissuta in Egitto e in India Joshua visse la sua fantastica avventura esoterica guidato dagli Esseni. Ritornò in Israele con la sua predicazione trionfante, i miracoli da illusionista e la sua filosofia buddista dell’Amore e della Compassione, fino all’esito finale della rappresentazione tragica della sua crocifissione, morte e  resurrezione. Infine si ritirò segretamente in Kashmir, nella Valle dell’Eden, per sviluppare una nuova filosofia a contatto con la natura, insieme con l’amata Magdalenne, il figlio Davide, il cognato Lazzaro e Giuda lo Scrivano .

Le fonti storiche buddhiste, islamiche, sanscrite e apocrife descritte da Hassnain, trovano, quindi, piena conferma nel Vangelo G, quello originario e autentico che ha fornito la base per tutti i  vangeli canonici e apocrifi, portando alla luce i materiali esoterici e rivoluzionari espunti ad arte dai postcristiani.

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Il documento e’ senz’altro autentico, ma sul contenuto del Vangelo di Giuda pubblicato ieri dalla National Geographic Society crescono i dubbi: dal punto di vista storico, si tratterebbe di una ricostruzione non perfettamente attendibile degli ultimi giorni di Cristo.
   In particolare, si rileva da buona parte della comunita’ scientifica, e’ difficile credere all’esattezza delle parole con cui Cristo avrebbe affidato a Giuda la missione di liberarlo “da questo corpo che mi e’ di abito”, e con le quali gli avrebbe riconosciuto un ruolo superiore a quello degli altri apostoli (“con te condividerò i segreti del Regno”). Il sospetto e’ che il documento, chiaramente redatto in epoca costantiniana come copia di un originale del II Secolo dopo Cristo, sia opera di una setta gnostica, quella dei cainiti, impegnata a rovesciare la lettera e lo spirito dell’Antico come del Nuovo Testamento.

I cainiti, attivi soprattutto in Egitto sotto gli Antonini, consideravano il Dio veterotestamentario alla stregua di un demiurgo, ma volto al male. Di qui la loro ammirazione per tutti i personaggi negativi della Bibbia, a cominciare da Caino, da cui presero il nome. In generale, al pari di altre sette gnostiche ed eretiche, credevano che si raggiungesse la salvezza attraverso una serie di esperienze anche di carattere tantrico. Riguardo a Giuda, si dividevano al loro interno tra quanti lo ritenevano una sorta di Prometeo pronto a tradire un Cristo agente del demiurgo maligno, e quelli che invece (e’ il caso del testo pubblicato ieri) pensavano ad un Cristo pronto a chiedere a Giuda di tradirlo pur di salvare l’umanità, a discapito del disegno del demiurgo.