Tindari è una frazione di Patti, comune italiano della provincia di Messina.
Fondata nel 396 a.C. da Dionisio di Siracusa come colonia di mercenari siracusani che avevano partecipato alla guerra contro Cartagine, fu una delle ultime colonie greche in Sicilia e prese parte a tutte le travagliate vicende dell’isola, entrando a pieno titolo negli scontri tra Cartaginese e Romani finché non divenne colonia dell’Urbe.

Il dominio arabo prima e quello normanno poi ne segnarono la fine del prestigio e la decadenza. Oggi visitando gli scavi archeologici si potrà ammirare il teatro greco, restaurato in età romana e trasformato in un’arena in seguito alla demolizione della scena.

Tindari – Teatro greco

Oltre che per i resti archeologici, Tindari è famosa per il suo Santuario che custodisce un’antica statua raffigurante una Madonna Nera, particolarmente cara alla tradizione popolare.

La leggenda vuole infatti che si tratti di un miracoloso simulacro al quale sono da ricondurre diversi prodigi.
Durante il periodo della persecuzione iconoclasta infatti, sarebbe giunta dall’Oriente una nave nella cui stiva era nascosta, in una cassa, la statua della Madonna. In seguito ad una tempesta la nave fu costretta a rifugiarsi nella baia di Tindari, passata l’emergenza i marinai tentarono di riprendere il mare, ma non riuscirono a ripartire fino a quando non si liberarono della cassa contenente la statua della Vergine. Quando gli abitanti di Tindari la trovarono, la portarono sul colle dove sorgeva la città greca ed in suo onore eressero una Chiesa. La leggenda trova fondamento nel fatto che Tindari per tre secoli fu sotto la dominazione bizantina e che allo stesso tempo ospitava una fiorente comunità cristiana che combatte con forza l’iconoclastia.

Statua della Madonna di Tindari – Foto Clemensfranz, licenziata in base alla licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

Del celebre simulacro in realtà non si sa nulla se no che fu realizzato in legno nero del Libano e che reca incisa la scritta “NIGRA SUM SED FORMOSA” che riprende la frase del Cantico dei Cantici 1,5, e 1,6, e significa “Sono nera ma formosa” oppure, meno letteralmente “Sono bruna ma bella”…

Secondo la leggenda, una donna venuta ad adorare la Vergine per ringraziarla di aver guarito la figlia gravemente ammalata, rimase delusa alla vista del suo colorito scuro:
Sono venuta da lontano per vedere una più brutta di me!”.
All’improvviso, la sua bambina precipitò dalla cima del colle; la madre, quindi, tornò a pregare intensamente:
Se siete voi la miracolosa Vergine che per la prima volta mi avete salvato la figlia, salvatela una seconda volta”.
Fu allora che il miracolo si compì: per volere e grazia della Madonna, la bambina precipitata si trovò tranquilla a giocare in un piccolo arenile formatosi nel mare sottostante. Un marinaio, poi, la restituì sana e salva alla madre, che esclamò con grande commozione:
Veramente voi siete la grande Vergine miracolosa”.

Veduta aerea Santuario di Tindari – Immagine tratta da www.typicalsicily.it

Il santuario che si visita oggi è adiacente ad una precedente chiesa divenuta troppo piccola per la grande affluenza di pellegrini e consacrato nel 1975. Di fronte Il grande tempio cristiano si apre un ampio sagrato da cui si gode di un panorama mozzafiato. Affacciandosi dal parapetto si può ammirare una zona sabbiosa all’interno della quale si occhieggiano dei laghetti. L’area, che prende il nome di Marinello è legata anch’essa alla Madonna nera.

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Testo e foto da ricerche sul web

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