Appollo-e-Leucotoe-Boizot

Venere, per vendicarsi di Apollo che l’aveva scoperta con Marte, lo fa innamorare della mortale Leucotoe, figlia di  Orcamo, re degli Achemenidi, e di Eurinome.

Apollo, per riuscire ad averla, si trasformò nella madre di lei e, entrato nella stanza dove stava tessendo con le ancelle, riuscì a rimanere solo con la fanciulla e a sedurla.
Clizia, una ninfa innamorata di Apollo, per vendicarsi, rivelò il segreto al padre della giovane, che la punì seppellendola viva.
Apollo, nel tentativo di riportarla in vita, fece nascere una pianta d’incenso sul luogo della sua sepoltura.
Il dio, però, perduta l’amata, non volle più vedere Clizia e la ninfa cominciò a deperire, rifiutando di nutrirsi.
Evelyn De Morgan - Clizia, 1887
Trascorse il resto dei suoi giorni seduta a terra, immobile, ad osservare il dio che conduceva il carro del Sole in cielo, finché Apollo, impietosito, la trasformò in un fiore, che cambia inclinazione durante il giorno secondo lo spostamento del Sole nel cielo: il girasole.

Questo mito si legge nelle Metetamorfosi, IV 190-255, di Ovidio. Il poeta finge che gli venga raccontato da una delle Miniadi.

Charles de La Fosse, Clizia

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Questa storia si può interpretare esotericamente.

Orcamo fu il primo a coltivare l’incenso (leucotoe), ed il Sole favorì questo esperimento, riscaldando l’ambiente e favorendone la flagranza.
Il fatto che Clizia sia stata la causa della morte di Leucotoe deriva dal fatto che il girasole, fiore in cui fu convertita Clizia, fa perire l’albero di incenso.