Anversa, infausto porto per Albrecht Dürer

MELENCOLIA I

Di Gaetano Barbella

Ci si domanda a che località di mare (di lago o di fiume) Albrecht Dürer, si sia ispirato per eseguire nel 1514 la xerigrafia di Melencolia I.  
Esaminando un disegno fatto nel 1520, l’anno in cui l’artista si recò nei Paesi Bassi per essere confermato pittore di corte dal successore Carlo V, sorge l’idea che sia qui la risposta che si cerca.
Sappiamo anche che durante il soggiorno nei Paesi Bassi, Dürer volle recarsi in Zelanda (sull’estuario del fiume Schelda, lo stesso di Anversa) per vedere lo scheletro di una balena ivi arenatasi. Non la trovò, poiché il mare se l’era già portata via, ma disgrazia volle che durante questo viaggio l’artista resti vittima di una grave forma di malaria che, mal curata, non lo abbandonò più.
Infatti la malattia si prolungò al punto di far morire Dürer il 6 aprile 1528. Fu sepolto nel cimitero della chiesa di S. Giovanni a Norimberga, ove riposa tuttora.
Osservando due sue opere a confronto, (v. illustr. 1 e 2) Melencolia I e un disegno a penna e inchiostro, una veduta del porto di Anversa presso il fiume Schelda, non sembra peregrina la rassomiglianza fra loro della conformazione delle case che si vedono in uno dei riquadri della scala.
Resta la questione di un’evidente contrasto con l’ipotesi suddetta: che il disegno dell’illustr. 2 (che ritrae il Porto di Anversa), sia stato eseguito nel 1520, mentre l’altro nel 1514.

Tuttavia si sa che Dürer ha viaggiato molto in questi luoghi tempo addietro ed è possibile che abbia fatto delle bozze via via che viaggiava, cosa comune per gli artisti. E questo può spiegare ogni cosa sull’ispirazione del porto di Melencolia I e quindi anche della differenza con il disegno del 1520 che deve aver eseguito in seguito con cura. Forse di proposito.

Lo studioso contemporaneo che analizza un opera come questa di Melencolia I, mal si dispone a considerare il lato esoterico, cosa per altro chiaramente riconosciuta nel contesto di tutte le critiche d’arte su quest’opera di grande risonanza artistica. Però se Melencolia I è un opera autobiografica, ovvero che attesta un supposto percorso alchemico del Dürer intento alla realizzazione della sua specifica “Pietra Filosofale”, l’Arte segue i fatti e viceversa.

Dunque Dürer, con Melencolia I, deve aver predisposto il suo “uovo” della rinascita che è la sua specifica bara, suffragando l’ipotesi che egli conosca il “mare dei filosofi”, analogo alle acque di Anversa. Qui sosterrà le prove depurative battagliando con le forze avverse, al punto che si troverà, attraverso i fatti, appunto, a dover concepire velatamente la croce sulla quale essere inchiodato.
Il segno dello scheletro della balena, che Dürer ha cercato invano in Zelanda presso lo Scelda, rende efficacemente lo scenario della realizzazione alchemica dell’Opera al Nero in fase conclusiva. E così si trova a faccia a faccia con la Morte, ma egli non lo sa e non lo “deve” sapere. In Dürer è il Cavaliere e San Geronimo, degli altri due bulini del trittico da lui eseguiti, che guardano, il primo incorruttibile in avanti e il secondo forte nella fede e assorto nella lettura biblica .[1]

La mosca sul cartiglio

Strana significazione la causa della malaria cui fu vittima Dürer, cosa che lo portò sulla soglia del Golgota preparato per lui anni dopo. Un insetto! La zanzara della malaria!

Sembra un fatto senza legami razionali con il contesto esoterico di Melencolia I, ma dobbiamo convincerci che tutti gli accadimenti trovano sempre giustapposizione da qualche altra parte della vita del Dürer, magari in qualche altra opera d’arte fatta da lui, oltre quella in discussione, Melencolia I. Ma sembra di no.

Illustrazione 3: Jacob de’ Barbari. Ritratto di Luca Pacioli. Pinacoteca Museo di Capodimonte, Napoli.

Illustrazione 3: Jacob de’ Barbari. Ritratto di Luca Pacioli. Pinacoteca Museo di Capodimonte, Napoli.

Dimentichiamo però la metafora riposta nell’astro proveniente dallo spazio, un oggetto estraneo alla Terra e ai suoi abitanti, che, se da un lato si dimostra risolutivo per sbaragliare le tenebre e far scaturire i sette colori dell’arcobaleno,[2] dall’altro, riferibile al pipistrello causa delle tenebre, nulla che stupisca che abbia a che fare con un ignoto causale della Morte, il prezzo da pagare. Per dire che il legame ricercato, forse, può risiedere in un’opera che non è del Dürer.
Infatti c’è veramente un altro artista col quale egli stabilì un forte legame, Jacob de’ Barbari e l’opera su cui indagare è il famosoRitratto di Luca Pacioli, che, a dire il vero non si sa nemmeno per certo che sia opera sua. Ecco un’altra ragione che giova alla pratica esoterica e perciò stiamo al gioco e vediamo dove ci porta, però con molta cautela.

Ma un altro confronto ci si prospetta ora, per altro già fatto da non pochi studiosi d’arte:  Melencolia I con ilRitratto di Luca Pacioli dove troveremo non propriamente la “zanzara” della malaria ma un altro insetto causa anch’esso di guai, come farò vedere.

Illustrazione 4: Ritratto di Luca Pacioli. Il cartiglio.

Illustrazione 4: Ritratto di Luca Pacioli. Il cartiglio.

Si tratta del cartiglio del Ritratto di Luca Pacioli del quale se ne parla nello scritto, «ENIGMI DEL RITRATTO PACIOLI “ IACO. BAR. VIGENNIS P.1495 ”».[3]

ecco la parte interessata:

«È qui il “tenue” filo opposto a quella sorta di cristallo, che par che viva, in alto sospeso a sinistra, attrattivo e assai amabile, che sembra però irraggiungibile. E c’è anche discordia sull’interpretazione del cartiglio, a causa dell’iscrizione parzialmente occultata dal noioso insetto. Che vuol dire tutto ciò, oltre a capire che le decisioni finali dei fatti della vita, spettano, comunque, alla sorte? Che è in questa sede “ombrata” provvidenzialmente messa a bella posta, che si adopera «sorella Morte», come l’ha venerata il poverello di Assisi, S. Francesco, per porre la croce che si conviene su ogni uomo, l’evangelico «peso soave»  a detta di Gesù.

Il sapere è una bella cosa ma porta a far scegliere all’uomo che se ne nutre a sazietà, quasi sempre la strada del benessere, che non è quella del giusto bene. Ecco che ora si capisce il mistero riposto nella mosca che è, molto spesso, portatrice di infezioni a volte inguaribili! »

Ci è utile ora dare una rapida occhiata alla storia di Jacob de’ Barbari di Venezia, in stretta relazione ad Albrecht Dürer.

Sembra che i due si siano conosciuti durante il primo viaggio di Dürer in Italia. La seconda volta si rividero in Germania. Discussero sulle proporzioni umane, certamente non tra le peculiarità dell’arte del de’ Barbari, ma Dürer fu decisamente affascinato da quello che sentì dall’artista veneziano, nonostante l’impressione che egli non avesse rivelato tutte le conoscenze in suo possesso:

«[…] Non ho trovato nessuno che abbia scritto qualcosa sui canoni delle proporzioni umane, eccetto un uomo chiamato Jacob, nato a Venezia e pittore affascinante. Mi mostrò le figure di un uomo e una donna, che realizzò in base a dei canoni matematici di proporzione, così ebbi modo di vedere ciò che intendeva, anche se egli non volle mostrarmi completamente i suoi principi, come intesi chiaramente

Vent’anni dopo, Dürer tentò invano di ottenere da Margherita d’Asburgo il manoscritto su questo argomento del de’ Barbari, nel frattempo deceduto. Questo scritto è scomparso e lo si ritiene perduto.

De’ Barbari trascorse un anno a Norimberga, dove viveva Dürer, tra il 1500 e il 1501, e i due artisti si influenzarono vicendevolmente anche per numerosi anni a seguire.
 

Il romboedro di Melencolia I

Ed ora occupiamoci di Melencolia I in rapporto al Ritratto di Luca Pacioli (v. illustr. 3 e 5). Molti hanno intravisto nella pietra squadrata di Melencolia I il rombicubottaedro del Ritratto di Luca Pacioli. Ma se non fosse per particolari ragioni che nessuno ha mai rilevato, la relazione non trova appigli. Prima d’altro molti hanno giudicato la pietra un cubo mentre vistosamente è un romboedro che se immaginato come un cristallo, riguarda il sistema trigonale romboedrico. 
Va bene quindi la relazione pietra-cristallo, ma non si spiega come la pietra di Melencolia I sia sospesa in aria, poiché poggia a terra (v. illustr. 5) e il rombicubottaedro, invece, è sospeso chiaramente (v. illustr. 3).

Illustrazione 5: Melencolia I di Albrecht Dürer.

Illustrazione 5: Melencolia I di Albrecht Dürer.

C’è da dire che Dürer non avrebbe mai copiato pari pari da de’ Barbari la modalità della sospensione del cristallo, tuttavia lo ha fatto magistralmente a modo suo servendosi della geometria.

Illustrazione 6: Autoritratto di Albrecht Dürer del 1498  (a 26 anni). Quadro conservato al Museo  del Prado a Madrid.

Illustrazione 6: Autoritratto di Albrecht Dürer del 1498
(a 26 anni). Quadro conservato al Museo
del Prado a Madrid.

E ha fatto ancora di più portando sulla strada l’osservatore a capire come intravedere l’oggetto sospeso in modo concreto. Si tratta dei due spigoli mancanti con vertici X ed Y (in rosso) che è come se fossero trasparenti a tal punto da non vederli se non con l’immaginazione. E poi viene facile arrivare alla logica metafisica di un un ideale filo conduttore di sospensione ancorato al centro del semicerchio, il punto Z, dell’arcobaleno in procinto di colorarsi.

Altre cose sono in comune fra le due opere in visione, il compasso e il libro chiuso.

A questo punto, prima di occuparci dell’insetto dei guai del Dürer, che già si è capito di trovarlo nella famosa mosca del cartiglio situato sul tavolo accanto al libro chiuso, incuriosisce il bel giovane accanto a frate Pacioli.

C’è chi lo identifica a Leonardo da Vinci, ma io sono propenso invece a intravedere in lui Dürer del suo autoritratto allorché aveva 26 anni. (v. illustr. 6)

C’è un particolare che li accomuna, al di là di una somiglianza e nel portamento, i guanti (eccetto barba e baffi, che non contano). 

Un segno di distinzione ma anche di riguardo poiché è alle mani che si deve l’eccezionale talento delle sue esecuzioni artistiche. Sembrano allo specchio.


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[1] L’oro in Melencolia I di Albrecht Dürer, di Gaetano Barbella. Sito Internet: http://www.webalice.it/gbarbella/oro_melencolia.html
[2] Un meteorite caduto in Alsazia il 7 nov. 1492, un fatto di cui era a conoscenza Albrecht Dürer (guarda caso tre mesi dopo la scoperta dell’America). Vedasi L’oro in Melencolia I di Albrecht Dürer, di Gaetano Barbella. Sito Internet:    http://www.webalice.it/gbarbella/oro_melencolia.html
[3]http://www.webalice.it/gbarbella/index_060821.html

 

 

vedi anche:

Enigmi del ritratto Pacioli
Albrecht Dürer
Melencolia I di Albrecht Dürer