Occhio di Horus
Occhio di Horus

Il primo medico della storia si chiama Hesyra e vive al tempo diDjoser, faraone della III Dinastia (2630-2611 a.C.). Hesyra è un personaggio assai importante, è un ur sunu, un capo dei medici, ed anche un ur ibhy sunu, un capo di dentisti.
Il primo livello della professione medica in Egitto è il sunu. Medico generico, lo chiameremmo noi. Il più grande centro dove la professione medica si svolgeva era, sicuramente, il palazzo reale, chiamato per aa, Grande Casa, dal quale deriva la stessa parola “faraone”. Sunu per aa è il medico della Grande Casa. Ovviamente al servizio del faraone c’è un’intera equipe medica, formata dai migliori professionisti del regno. Il medico personale del re è colui che occupa, all’interno del palazzo, la posizione principale. Si chiama ur sunu mehu shena, vale a dire “capo dei medici del nord e del sud”. Egli ha autorità su tutti i medici, sia quelli interni al palazzo che quelli esterni.
Il dentista è uno dei medici che, forse, ha più da fare, nell’antico Egitto. Il cambiamento delle abitudini di vita alimentari, infatti, porta ad un aumento delle carie, nel paese del Nilo. I denti, poi, si usurano molto a causa delle scorie alimentari presenti nelle farine del pane. In Egitto si tentano anche delle cure dentarie, come risulta dalle prescrizioni presenti su alcuni papiri.

UR SUNU
UR SUNU

Chi si occupa degli occhi è il sunu irty, il “medico dei due occhi”. Gli antichi egizi soffrono molto di infezioni oculari. Negli affreschi molte persone vengono raffigurate cieche.
Il medico ha diritto ad un compenso che, però, non è in denaro ma è basato, almeno fino alla XXX Dinastia, sul baratto, regolato dallo Stato. Alcuni documenti ritrovati nel villaggio degli operai di Deir el-Medina, a Tebe Ovest, ci informano in merito: il minimo salariale è costituito da razioni degli elementi base della dieta, frumento, orzo, pane e birra. Un ostrakon della XX Dinastia (1187-1075 a.C.) informa che i medici ricevono un pagamento supplementare rispetto agli altri lavoratori del villaggio: un quarto di khar di grano ed unkhar di orzo in più. Ma i medici possono anche ricevere pagamenti in rame e natron (carbonato idrato di sodio, la soda, insomma), che si aggiungono allo stipendio mensile.
Ad incidere sulla corresponsione della parcella è, ovviamente, anche la condizione economica del malato. Nella tomba del medicoNebamon, vissuto sotto Amenhotep II (1428-1397 a.C.), il titolare del sepolcro è raffigurato mentre riceve da un principe siriano e dalla di lui consorte, un onorario in schiavi, bestiame, rame e natron.
Le fonti parlano di ben 150 medici, con le loro cariche e le relative specializzazioni. Ma i medici non si limitano alla razionale e semplice pratica della medicina, nel loro operato entra anche la magia, messa in atto attraverso formule ed amuleti, alla quale gli antichi egizi sono sensibilissimi. Tra gli amuleti quello che, certamente, ha più successo è l’occhio udjat, che rappresenta l’occhio umano con elementi dell’occhio di falco, perchè era l’occhio del dio falco Horo, ferito da Seth e guarito da Thot, che lo rese integro e lo trasformò in udjat. Tra gli amuleti più diffusi vi è anche lo scarabeo, creati in pasta smaltata azzurra e prodotti per uso funerario. Vengono cuciti sulle bende che avvolgono la mummia od inseriti nelle reticelle, appoggiate sul corpo per proteggere il defunto.

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