lotta_horus_sethNell’antico Egitto, i Misteri erano delle feste che, da una parte, prendevano delle manifestazioni pubbliche di commemorazione di episodi relativi alle gesta degli dèi (che venivano mimate), dall’altra, implicavano riti da celebrarsi nel segreto dei templi.
Generalmente i misteri erano consacrati alla passione di Osiride, alla ricerca di Iside e, soprattutto, alle lotte tra Horus e Seth.

Le notizie di cui disponiamo circa i misteri sono piuttosto particolareggiate e provengono da autori greci, primo fra tutti Erodoto che, pur mostrando sempre la prudenza dell’uomo pio di fronte all’argomento divino, ci offre numerosi elementi interessanti.
«Su questo lago (il lago vicino al tempio di Neith a Sais) –egli ci racconta – durante la notte, gli Egiziani danno luogo a rappresentazioni in cui vengono mimati accadimenti reali che essi chiamano “misteri”.
Io li conosco e so tutto quanto li concerne, ma un silenzio religioso deve velare queste cose.» 


pilastri_DjedA Busiris
 veniva innalzato il pilastro Djed e si immolava un bue accompagnato da molte offerte, che veniva poi consumato mentre la folla si dava dei grandi colpi… (le raffigurazioni ci mostrano anche folle danzanti).

A Bubasti giungevano in barca da tutto l’Egitto intere famiglie: gli uomini suonavano il flauto e le donne le nacchere o cantavano accompagnandosi con il battito delle mani. Giunte nella città, le donne dei pellegrini insultavano quelle di Bubasti, poi si celebravano dei sacrifici e si beveva una gran quantità di vino. Si trattava certamente della commemorazione della ricerca di Iside a Byblos e attraverso tutto l’Egitto.

A Sais
 si teneva invece la festa delle lampade: per tutta la notte si accendevano torce per ogni via della città, secondo un’usanza che si sarebbe estesa col tempo a tutte le città d’Egitto. Il motivo che stava alla base di questa particolare festa era il desiderio di commemorazione delle leggende sacre nate intorno agli episodi salienti della passione di Osiride.

A Papremis, altra città del Delta consacrata a Seth, la statua del dio era condotta in processione su un carro e poi riportata verso il suo tempio, dove dei sacerdoti armati di bastoni le impedivano l’ingresso. Il popolo accorreva allora in aiuto di Seth e ingaggiava col clero armato una battaglia simulata che doveva essere commemorativa di un mito secondo il quale il dio, non potendo rientrare nella dimora di sua madre perché respinto da alcuni servi, andava a cercare rinforzi per buttar giù la porta.
Erodoto, in un brano delle Storie, ci racconta di una cerimonia misterica, in cui attraverso l’esibizione di gesti violenti, si celebrava il culto di Ares:
“A Papremis hanno luogo sacrifici e liti come altrove. Quando il sole volge al tramonto, un piccolo numero di sacerdoti si danno da fare intorno alla statua di Ares; mentre i più se ne stanno nel vestibolo del tempio, muniti di mazze di legno, altri uomini, che soddisfano dei voti, e sono più di un migliaio, se ne stanno raccolti insieme di fronte ai sacerdoti, anch’essi con ima mazza di legno a testa […].
Ordunque quei pochi sacerdoti restati accanto alla statua trascinano un carro a quattro mote con su il tempietto e la statua che è in esso racchiusa; ma gli altri che si sono collocati nell’atrio non permettono loro di entrare nel tempio. Sicché i fedeli obbligati dai voti, schierandosi in difesa del dio, si mettono a pestarli, mentre quelli reagiscono. S’accende allora una violenta zuffa a colpi di bastone e si fracassano le teste e molti, io credo, ci lasciano persino la vita a causa delle ferite: per quanto gli Egiziani, almeno, mi abbiano assicurato che non c’è stato mai nessun morto. Gli abitanti del luogo raccontano che questa festa è entrata nella tradizione per il seguente motivo: abitava in quel santuario la madre di Ares, il quale, essendo stato allevato lontano, quando fu adulto, ritornò desiderando intrattenersi con la madre. Sennonché i ministri di lei, che non l’avevano mai visto prima non gli permisero di accostarsi e lo respinsero; ed egli, raccolti rinforzi da un’altra città, diede una dura lezione ai ministri e penetrò presso sua madre. Da quel momento, concludono, hanno introdotto nella festa in onore di Ares questo tradizionale scambio di legnate.”

Ad Ombos, città dell’Alto Egitto sacra a Seth, aveva luogo un analogo combattimento celebrativo contro gli abitanti di Dendera, città consacrata ad Hathor, dea assimilata qui ad Iside.

Ad Abido
 invece, altra località osiriana, una processione alla cui testa era Upuat, «apritore della via» (dio-lupo del Delta che accompagnò Horo nelle sue peripezie contro Seth), si scontrava con i sethiani che le impedivano l’ingresso al santuario. Alla fine, il corteo dei fedeli riusciva a forzare il blocco dopo una rituale battaglia.

Anche la morte di Osiride e la sua resurrezione conoscevano una riproduzione rituale. La resurrezione in particolare era resa con la rappresentazione del ritorno del dio su di una barca sacra tra il gran giubilo della folla.
Sembra che questi miti venissero mimati, o comunque recitati, da attori professionisti, durante particolari rappresentazioni che avevano luogo nei templi.

Ad Edfu, è stata rinvenuta la stele di un attore che sembrerebbe essere appartenuto ad una compagnia ambulante che girava per l’Egitto recitando le gesta degli dèi e dando vita ad una sorta di teatro dei misteri.

L’origine del termine «mistero» è tuttora incerta; può essere riferita al verbo greco muéo=«istruisco», «inizio», mentre nel Lessico di Suida è fatto derivare da mein to stoma=«chiudere la bocca». Può anche essere collegato al verbo semitico satar=nascondere, donde mustar = «nascosto».
Il termine iniziatico egizio per «mistero» è reso con bes sheta. Trattasi dell’ideogramma bes, rappresentato da un pesce munito d’un paio di gambe umane che riunisce in sé i significati di «introdurre» e di «iniziare» oltre ad esprimere il nome del dio Bes, il «Guardiano della Soglia».