Tanogabo
Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Andrea del Castagno (1417/19 – 1457)

Andrea di Bartolo di Simone detto Andrea del Castagno (Castagno 1417/19 – Firenze 1457), figlio d’un contadino dell’Appennino toscano, trasse nome dal villaggio natale, dove risulta residente nel 1437.

Vasari – Andrea del Castagno tratto dalla vita de’ più eccellenti pittori…

Nel 1440, con la protezione di Bernadetto de’ Medici, si recò a Firenze, dove dipinse, dopo la battaglia di Anghiari, l’effige dei ribelli impiccati sulla facciata del palazzo del podestà.
A Venezia, nel 1442, firmò con Francesco da Faenza, nella cappella di San Tarasio della chiesa di San Zaccaria, gli affreschi rappresentanti L’Eterno, Santi e gli Evangelisti.
Tornato a Firenze diede nel 1444 il cartone della Deposizione per la vetrata di una delle finestre circolari del tamburo di Santa Maria del Fiore.
Sappiamo che nel 1449-5o dipinse una tavola (Assunta con i santi Giuliano e Miniato) per la chiesa di San Miniato fra le Torri (oggi a Berlino-Dahlem), e che nel 1451 riprese gli affreschi delle Scene della vita della Vergine lasciati incompiuti da Domenico Veneziano in Sant’Egidio. Nel 1455 lavorava all’Annunziata e nel 1456 dipinse per il duomo l’affresco del monumento equestre di Niccolò da Tolentino.
L’anno seguente fu ucciso dalla peste.

Andrea del Castagno venne accusato dell’assassinio di Domenico Veneziano, misfatto che avrebbe perpetrato per gelosia professionale; ma la storiografia del XIX sec. lo riabilitò dimostrando che era morto quattro anni prima della sua presunta vittima.
La sua personalità è stata riscoperta di recente: la maggior parte delle sue opere era infatti rimasta sconosciuta fino a Ottocento inoltrato; una buona parte dei suoi affreschi era sepolta sotto mani di calce.

Venne anzitutto ritrovata, alla fine del XVIII sec., una delle sue opere tarde, la Crocifissione e santi (già nel convento degli Angioli, ora nel refettorio di Sant’Apollonia a Firenze); poi, nel 1847, la serie degli Uomini e donne illustri nella villa Carducci di Legnaia.
Gli affreschi dell’Annunziata riapparvero sotto tele del XVII sec., mentre, liberato dalla calce che lo nascondeva, tornava infine alla luce l’intero ciclo di Sant’Apollonia. Seguirono, all’inizio del XX sec., altre scoperte.
La critica attribuí cosí ad Andrea del Castagno il David di Washington, e riconobbe nell’Assunzione di Berlino-Dahlem la pala perduta di San Miniato fra le Torri. Vennero pure riscoperti gli affreschi di San Tarasio a Venezia, nonché quello della famiglia Pazzi. Restava ancora invisibile, invece, il ritratto equestre di Niccolò da Tolentino nel duomo di Firenze.

È arduo definire il bagaglio culturale di Andrea del Castagno al suo arrivo a Firenze. La Crocifissione e santi di Santa Maria Nuova, prima opera che gli si possa attribuire senza dubbio precede il viaggio a Venezia. Vi si rivela discepolo di Masaccio: sistema solidamente i personaggi nel quadro prospettico e pone in rilievo i contorni con una linea marcata alla maniera di Donatello. Le medesime caratteristiche si riscontrano negli affreschi della cappella di San Tarasio nella chiesa veneziana di San Zaccaria (1442). La presenza di Donatello a Padova e gli affreschi di Andrea del Castagno furono fattori determinanti nello sviluppo della pittura veneziana, ancora segnata dal tardo gotico.
La Crocifissione, la Deposizione e la Resurrezione, che costituiscono la parte superiore degli affreschi nel refettorio di Sant’Apollonia a Firenze, furono senza dubbio le prime opere eseguite al ritorno da Venezia. 
Nella grande Cena, dipinta nel refettorio di Sant’Apollonia e certamente un poco piú tarda, i personaggi, «gagliardi» e gravi, presentano già quel colore «duro e crudo» di cui parlava Vasari. Quest’opera è caratterizzata dall’impiego di una prospettiva rigorosa, sottolineata dal rapporto bianconero del soffitto e del pavimento e dai riflessi marmorizzati della parete sul piano di fondo, trattata a colori scuri.
Attraverso il Pollaiolo e il Verrocchio, tale tendenza sfocerà nelle ricerche anatomiche di Leonardo e nel culto della bellezza virile di Michelangelo.

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