“L’amore
è il più bel fiore
della giovinezza
e lo coglie ancor di più
chi di vaghezza è adorno
e di bellezza.
Psiche era infin talmente bella
che Venere ne avea gran gelosia
e pregò Amore‚ il primo tra gli dei‚
di maltrattarla‚ compiendo la magia:
legarla ad uomo indegno di sua beltade
e della sua grande nobiltà.
Ma Eros‚ dio d’amore e di saggezza‚
solo a guardarla se ne innamorò
ed in palazzo‚ per lui‚ la riservò.”

Quello sopra citato è un passaggio tratto da uno dei segmenti più noti all’interno delle ‘Matamorfosi’ di Apuleio (Madaura, 125 – 170 circa), scrittore, filosofo, retore, mago e alchimista romano di scuola platonica, nato a Madaura (l’attuale Malaurusch in Algeria), a quei tempi territorio dell’Impero Romano.

In breve la vicenda dei due personaggi dalla mitologia greca: Psiche, mortale dalla bellezza eguale a Venere, diventa sposa di Amore-Cupido senza tuttavia sapere chi sia il marito, che le si presenta solo nell’oscurità della notte. Scoperta su istigazione delle invidiose sorelle la sua identità, è costretta, prima di potere ricongiungersi al suo divino consorte, a effettuare una serie di prove, al termine delle quali otterrà l’immortalità. Altre versioni, differenti da quella di Apuleio, narrano invece la morte della ragazza prima dell’ultima prova.

La letteratura di ogni tempo, ed ancor più la storia dell’arte, hanno affrontato questo tema nelle modalità più differenti. Tra gli artisti più noti è da citare sicuramente Antonio Canova