Crisostomo4
Dignità dell’uomo nella sua creazione

“Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza (Gen 1,26). Anzitutto si deve qui investigare il motivo per il quale, in occasione della creazione del cielo, Dio non disse «facciamo», bensì «il cielo sia!», «la luce sia!», come, d’altronde, in ogni parte della creazione.
La parola «facciamo» appare solo qui e questa espressione suona come un consiglio, una deliberazione, una comunicazione di Dio a un’altra persona fornita della sua medesima dignità. E chi è mai colui che deve essere creato, dal momento che può rallegrarsi di un simile onore? È l’uomo, il grande e meraviglioso essere vivente che Dio considera come il più illustre di tutta la creazione, per amore del quale esiste il cielo, la terra, il mare e il resto della creazione. 
È l’uomo, la cui salvezza Dio ha tanto desiderato da non risparmiare, per amore di lui, il suo Figlio unigenito. Dio, infatti, non ha smesso di compiere efficacemente la sua opera fino a quando non abbia sollevato quest’uomo e non l’abbia fatto sedere alla propria destra. 

Paolo esclama: 
Dio ci ha risuscitati e ci ha fatti sedere in Cristo Gesù alla destra nei cieli (Rm 8,32).

Per questo, dunque, ci fu il consiglio, la deliberazione e la comunicazione. 
Non come se Dio avesse avuto bisogno di un consiglio (non sia mai!), ma per mostrarci, attraverso questo discorso, l’onore spettante a colui che stava per nascere.” 
Giovanni Crisostomo, Omelie su Genesi, 2

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Solo la provvidenza può spiegare il funzionamento del mondo

Crisostomo3“Si interrogano gli ingrati e gli insensati: «Non dovrebbe esser proprio della bontà di Dio concedere per tutti uguaglianza di onori?». Dimmi, o ingrato, quali sono le cose che tu affermi non esser proprie della bontà di Dio, e che cosa intendi per «uguaglianza di onori»? Uno è storpio da fanciullo, un altro diventa pazzo ed è invasato da un demonio; un altro, che giunge al limite della vecchiaia, ha trascorso tutta la vita nella povertà; un altro in gravissime malattie: sono queste le opere della provvidenza? Uno è sordo, un altro muto; uno è povero; un altro, infame e scellerato e pieno d’innumerevoli vizi, guadagna denaro e mantiene meretrici e fannulloni, possiede una casa bellissima e conduce una vita senza mai lavorare. E raccolgono molti esempi del genere, tessendo un lungo discorso contro la provvidenza di Dio.

Che dunque? Non vi è nessuna provvidenza? Che cosa rispondiamo loro? Se fossimo greci e ci dicessero che il mondo è retto da qualcuno, anche noi diremmo loro le stesse cose: Perché non c’è nessuna provvidenza? Perché mai, allora, voi avete il culto degli dèi e adorate demoni ed eroi? Infatti, se esiste una provvidenza, essa si prende cura di tutto. Se vi fossero alcuni, cristiani o anche greci, che si scoraggiassero e vacillassero, che cosa diremmo loro? Tante cose, dimmi, ti prego, sarebbero dunque sorte buone per caso? La luce del giorno, l’ordine predisposto nelle cose, il movimento circolare degli astri, l’eguale corso dei giorni e delle notti, l’ordine della natura tanto nelle piante quanto negli animali e negli uomini? Chi è mai, domando, colui che governa tutte queste cose? Se nessuno le dirige ed esse dipendono tutte da se stesse, chi ha mai fatto questa volta così grande e bella, il cielo appunto, collocato tutt’intorno alla terra e anche sopra le acque? Chi dà alle stagioni dei frutti? Chi ha posto tanta vita nei semi e nelle piante? Ciò che avviene per caso, infatti, è assolutamente disordinato; ciò che presenta ordine e armonia, invece, è stato prodotto con ingegno.

Infatti, ti chiedo, quelle cose che da noi avvengono per caso, non sono piene di grande confusione, tumulto e turbamento? E non parlo soltanto di quanto avviene per caso, ma anche di ciò che è fatto da qualcuno, ma senza criterio. Ad esempio, vi siano legna e pietre, e vi sia anche la calce; ora, un uomo inesperto nell’arte di costruire, servendosi di questi, si accinga a edificare e a compiere qualcosa: costui non manderà forse in rovina e non distruggerà ogni cosa? E ancora, si dia una nave senza nocchiero, provvista di tutto quanto una nave debba possedere, tranne il nocchiero: potrebbe forse navigare? E la terra stessa, che è tanto estesa, posta com’è al di sopra delle acque, potrebbe rimanere tanto tempo immobile, se non vi fosse qualcuno in grado di sorreggerla? E tutto ciò è forse ragionevole? Non è ridicolo pensare queste cose?…

Se volessimo esporre esaurientemente, in tutto e per tutto, fin nei dettagli, tutte quelle cose della provvidenza, non ci basterebbero tutti i secoli. Domanderò, infatti, a chi abbia chiesto ciò: queste cose avvengono grazie alla provvidenza o senza la provvidenza? Se rispondesse: «Non sono della provvidenza», gli domanderei ancora: Come dunque sono state fatte? Ma non potrebbe rispondere in alcun modo. A maggior ragione, perciò, non devi investigare con curiosità intorno alle cose umane. Perché? Poiché l’uomo è l’essere più illustre e onorevole di tutti, e tutte le cose sono state create per lui, non lui per esse.

Se dunque non conosci la sapienza e il governo della provvidenza riguardo all’uomo, in che modo potresti mai scoprire quali siano le sue ragioni? Dimmi un po’, perché mai essa ha creato l’uomo così piccolo e così distante dall’altezza del cielo al punto che dubiti di quelle cose che si mostrano dall’alto? Perché le regioni australi e boreali sono inabitabili? Dimmi, perché la notte è stata fatta più lunga d’inverno e più corta in estate? Perché tanto freddo? Perché il caldo? Perché la mortalità del corpo? E altre innumerevoli cose voglio sapere da te; se tu vorrai, non smetterò d’interrogarti perché tu possa replicarmi in tutto.

Pertanto, la caratteristica più confacente alla provvidenza è questa: che le sue ragioni rimangano per noi ineffabili. Qualcuno, infatti, non avendo compreso il nostro pensiero, avrebbe potuto ritenere che l’uomo sia la causa di tutte le cose. «Tuttavia, direbbe qualcuno, quell’uomo è povero: e la povertà è un male». Ma che cos’è il male? Che cos’è la cecità, o uomo? Vi è un solo male: peccare; e solo di questo dobbiamo preoccuparci. Invece, tralasciando di scrutare le cause dei veri mali, ricerchiamo con curiosità altre cose. Perché nessuno di noi cerca mai di scoprire il motivo profondo per il quale ha peccato? È in mio potere di peccare, oppure no? Ma che bisogno c’è di usare un grande giro di parole? Cercherò tutto in me stesso: forse che sono riuscito qualche volta a vincere la passione? Ho vinto qualche volta l’ira per pudore o per timore umano? In tal modo, accertato questo, scoprirò che è in mio potere peccare. Nessuno si preoccupa di comprendere e di approfondire queste cose; al contrario, sconsideratamente, come si legge in Giobbe, l’uomo nuota disordinatamente nelle parole (Gb 11,12).”
Giovanni Crisostomo, Omelie sulla lettera agli Efesini, 19,3-4

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Glorificazione di Dio per la bellezza del creato

UccelloSe Dio manifesta una cura così sollecita anche nei confronti di cose di modesto valore (l’erba e i fiori, ad esempio), come potrà dimenticare te, che sei la più eccellente delle sue creature? Perché dunque ha creato cose tanto belle? Per manifestare la sua sapienza e la grandezza della sua potenza, affinché conoscessimo in tutto la sua gloria.

Non soltanto i cieli narrano la gloria di Dio (Sal 18,2), ma anche la terra, come rileva Davide, quando cantava: Lodate il Signore, alberi da frutto e tutti i cedri (Sal 148,9). Alcune creature, infatti, rendono lode al Creatore con i loro frutti, altre con la loro grandezza, altre ancora con la loro bellezza.

Un’altra dimostrazione della grande sapienza e potestà di Dio, risiede nel fatto ch’egli orni di tanta bellezza anche gli oggetti più vili (che cosa c’è, infatti, di più vile di ciò che oggi esiste, ma domani non sarà più?). Se dunque Dio ha donato anche al fieno ciò che non gli era affatto necessario (a che cosa serve, infatti, la sua bellezza? ad alimentare il fuoco?), com’è possibile ch’egli non conceda a te ciò di cui hai bisogno? Se il Signore ha decorato generosamente la cosa più vile fra tutte, e non per una qualche utilità, ma unicamente per bellezza; molto più onorerà te, la più preziosa delle sue creature, in quelle cose che ti sono necessarie.” 
Giovanni Crisostomo, Commento al Vangelo di san Matteo, 22,1

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Ci si salva restando fianco a fianco

Non limitiamoci a cercare la nostra salvezza individuale: significherebbe comprometterla.
In guerra, mentre la truppa combatte allineata, guai se un soldato pensa unicamente a salvarsi fuggendo: contribuisce a una catastrofe che travolgerà tanto lui che i compagni. Invece, il soldato di valore che combatte per gli altri, questi salvando gli altri salva anche se stesso.
Ora, la nostra vita è una lotta, è la più dura di tutte le guerre. Restiamo dunque fianco a fianco e combattiamo tutti insieme, pensando alla salvezza comune, incoraggiando quelli che si reggono ancora in piedi e rialzando quelli che son caduti per terra.
Molti nostri fratelli son caduti per terra in questa battaglia, molti sono stati feriti e sanguinano. Ma nessuno si occupa di loro.
Ciascuno pensa soltanto ai propri affari. Ciò diminuisce le probabilità del successo.
Potremmo essere più fiduciosi e ci attenderebbe una gloria più grande se considerassimo il bene altrui come bene nostro. Invece non ci proteggiamo gli uni gli altri, non usiamo come scudo l’amore fraterno.
Abbiamo tra noi rapporti d’amicizia, ma per altri motivi: la parentela, l’abitudine, la vicinanza. Siamo amici, ma per tutt’altra ragione che la fede. Solo la fede dovrebbe essere il nodo dei nostri legami d’amicizia.
Giovanni Crisostomo, Commento sul Vangelo di San Matteo, 59, 5, PG 58, 581

 

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