di Sandro Boccia

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IL NARCISISMO RIVALUTATO

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La letteratura di marca freudiana ha come personaggio principale

delle sue analisi terapeutiche la figura mitologica del giovine Narciso.

Nel linguaggio corrente questo sostantivo è sinonimo d’egoismo, quasi un male,

perché privilegia l’io all’amore verso gli altri, sfilacciato come un panno liso.

Soltanto guardandosi allo specchio ci si vede e ci s’innamora di se stessi:

Narciso specchiandosi in un lago s’infatua della propria immagine da fesso

tanto che cade in acqua e ci s’ annega. Ma poi tutto questo è solo negativo?

L’uomo vive tutto il giorno con se stesso e s’ama, anche in modo un po’ lascivo,

la sua vita sarebbe un inferno, vivrebbe con disagio e cadrebbe in depressione.

La fiducia in sé, l’amor proprio, son requisiti fondamentali e son la condizione

necessaria per sopravviver, progettar il futuro, ricordar il passato e celebrarlo,

per viver il presente con la propria forza, coraggio, ideali altrimenti c’è lo stallo!

Il primo poema della letteratura occidentale “l’Iliade” esalta l’epica degli eroi

che si specchiano narcisi nelle loro imprese nobilitando l’io e non il noi;

ma Narciso non è una divinità e come tale non esiste in nessuna religione

forse tranne quella cristiana ove Gesù, figlio di Dio, si fa uomo per salvar tutti.

Non mi date del blasfemo se dico che Lui fu un miracolo, una benedizione

di narcisismo per il suo sacrificio e l’immenso amore per gli umani, proprio tutti!

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AVARIZIA E VANITA’

A volte, a fronte di tante qualità che ho e che non bene mi ricordo,

mi lanciano bordate per avarizia e vanità a cui non posso esser sordo.

A questo punto allora è giocoforza far da parte mia alcune precisazioni

per dir soltanto la verità e non per difendermi con delle giustificazioni.

Io dico solo che la vanità mia riguarda le cacchiate, cose insignificanti

perché per le questioni della vita, quelle che son di certo più importanti,

son umile e modesto. Riguardo poi alle frecciate, a dir il vero, devastanti

sulla mia troppo parsimonia affermo, per la mia strada andanno avanti

a testa dritta, che l’ avaro vero non è solamente quello che non spende

ma colui che non lo fa fare a chi ama per paura di restar senza penne.

Insomma mi son proprio stufato di sentirmi dir “tre pinze e una tenaglia”

perchè se son tirchio lo fò soltanto con me stesso non essendo una canaglia

mentre con chi mi vuole bene allento sempre i cordoni della borsa,

mandandolo in carrozza, a differenza mia che vado a piedi, spesso di corsa.

Dopo tante pugnalate prese peggio di quelle inferte a Cesare divino,

arrivo a quest’amara conclusione scolando fin in fondo un bicchier di vino:

di fronte alle accuse son come, cucinato nel suo brodo, un pollo lesso

perché più che vanitoso e avaro mi sembra di sentirmi un vero fesso!

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