La lavorazione dell’argilla a scopo fittile è antichissima quanto lo stesso paese di Santo Stefano di Camastra, quello originario, anteriore alla disastrosa frana del 1682. I feudatari Don Giuseppe Lanza e Barresi (1628-1708) duca di Camastra e la moglie Donna Maria Gomez de Silveyra, principessa di Santo Stefano, volendo ricostruire il paese richiesero ed ottennero dal viceré spagnolo, unico rappresentante della corona in terra di Sicilia, la “licentia haedifìcandi” in un Piano del Castellacelo di loro proprietà, ricco di cave di argilla.
Dal 1683, data della concessione della licenza e sotto la guida del principe, i contadini, trasformatisi in costruttori riedificarono nell’arco di ventitré anni il paese.
La pianta del centro storico, un rombo inscritto in un quadrato, fu ideata dallo stesso principe e presenta analogie con gli impianti secenteschi dei giardini di Versailles e del Palazzo Reale di Madrid.
Per l’opera di ricostruzione vicino al centro abitato vennero impiantati i cosidetti “stazzuni” presso le cave di argilla, di qualità eccellente, per la lavorazione di materiale da costruzione: tegole, mattoni e “catusa”, o cilindri di terracotta. Da quella prima fase si passò ad una organizzazione più articolata per produrre laterizi, vasi, piatti e stoviglie di vario genere.

Nel secondo dopoguerra, con la saturazione del mercato di mattoni provenienti dal Nord Italia, le fabbriche di Santo Stefano non hanno più prodotto mattoni e in genere la produzione ceramica ha subito una stasi. I pochi ceramisti rimasti hanno continuato a realizzare oggetti di uso quotidiano e solo in seguito all’apertura della Statale 113, lungo questo percorso sono nate nuove botteghe con lo scopo di offrire al turista oggetti tipici della tradizione di Santo Stefano o altri manufatti con pretese di originalità.
Lavorando sugli ingobbi i ceramisti si sono ispirati alla tipologia greca, al genere grezzo con decori in rilievo, al genere graffito, ma con l’importazione di vasellame da Napoli e Deruta hanno ripreso la tecnica dell’invetriatura.
Nel 1934 sulla scia del tradizionale artigianato locale è sorto l’Istituto di Arte per la ceramica allo scopo di formare la nuova generazione di ceramisti.

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