di Sandro Boccia

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AL VINO

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Nobile vino, nettare degli Dei, le tue origini risalgono a un tempo indefinito,

a quando ti generò tua madre, la “vitisvinifera”: forse, tra i monti del Caucaso,

un “homo sapiens”, in un giorno fortunato, segnato dal destino e non dal caso,

riuscì a trasformarti da frutto comune in un magico liquido, dolce come candìdo.

Sei stato la prima creatura dell’umana sapienza, sei nato prima della scrittura,

prima della musica e della poesia. Tu non conosci confini, tienilo a mente,

hai accompagnato tutte le grandi civiltà, cantato e decantato, tutta la cultura

in ogni tempo, in ogni luogo e lingua, e verso la Mesopotamia, verso l’Oriente,

tra il Tigri e l’Eufrate, avviene d’incanto il tuo magico incontro con la poesia:

L’epopea di Gilgamesh, il più antico poema dell’umanità ( imm. da: universo7p)

il poema epico del XII secolo “l’Epopea di Gilgamesch” parla di te in armonia

come bevanda sacra, testimone di riti divini; molti secoli dopo, in Occidente,

anche un poeta greco, Omero, dell’VIII secolo canta la tua demoniaca sacralità

nell’Iliade e nell’Odissea, opere pilastro dell’ellenica e mediterranea civiltà.

Quella greca poi, nel suo splendore, ti dedicò addirittura il “simposio”, valente

binomio di vino e cultura, un dopocena un po’ particolare, dove regnavi sovrano

con la poesia, musica e filosofia: lì nel simposio una “Eteria”, una confraternita

si ritrovava per parlare di argomenti elevati: filosofici, politici, erotici man mano

sentendo poesia e bevendo del vino miscelato con acqua e resine, o con la cernita

di miele. La Grecia ti divinizzò con il nome di Dioniso, Roma con quello di Bacco,

ti promosse a categoria dello spirito, il “Dionisiaco”, il passionale, da smacco,

Scena di banchetto – Affresco proveniente da Ercolano, Museo Archeologico Nazionale di Napoli

l’irrazionale- romantico, l’antitesi del classico “Apollineo”, da Dio e non da uomo

il razionale, il simmetrico. La Roma poi del divino Augusto ti rese il suo tributo

poetico con gli illustri Orazio e Ovidio e non ti sfiorò la morte, al suon di liuto,

del mondo antico, la fine dei suoi valori, il fatal crollo della “città dell’uomo”,

anzi della nuova “città di Dio” il tuo ruolo diventò, direi, quasi fondamentale:

il tuo ingresso nel rito cristiano, sembra strano ma vero, fu proprio trionfale.

Nell’ultima cena Gesù prese pane e vino e istituì in tal modo la sacra Eucarestia:

diventò così la mistica trasformazione del suo sangue, concordia e armonia!

Dalla felicità del simposio greco alla felicità eterna del banchetto eucaristico,

nel vino acheo la veritas precaria della ragione, nel vino cristiano il vero divino

della fede; il Medioevo ti cantò con i “Carmina Burana”, il sommo e mistico

Dante Alighieri ti regalò la più bella definizione: “Il calor del sol che si fa vino”.

Vermeer – il bicchiere di Vino

Ti cantarono i poeti dal Rinascimento al Romanticismo fino ai nostri tempi:

dal toscano Carducci al cileno Neruda, entrambi emeriti Nobel per la poesia!

E per il domani? Un fatto è certo: sopravviveranno sinceri, e non empi,

il vino, l’amor, la musica, la poesia in un tutto d’arte e fantasia.

Pierre Auguste Renoir – Il pranzo dei barcaioli

E i futuri musicisti, letterati e poeti brinderanno a te vino,

novello vincitore, pieno di brio, effervescente, magico, direi divino!

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