AkhenatonAmenhotep IV, noto anche come Akhenaton è stato l’ultimo importante sovrano della XVIII dinastia ed è stato uno dei primi “governanti” a trasformare radicalmente, anche se brevemente, la religione e la cultura del proprio paese. 
 Amenhotep IV, all’inizio del suo regno decise di dare una svolta alla religione e cominciò ad adorare un nuovo dio, Aton, che egli riteneva essere l’unico vero Dio e unico creatore dell’universo. 
 A differenza delle altre divinità egizie Aton non è rappresentato in forma antropomorfa ma sempre come un sole i cui raggi sono braccia terminanti con mani, alcune delle quali reggono l’ankh.  
 Amenhotep IV ha rinominato se stesso in Akhenaton (“Colui che serve Aton”) e trasferì la capitale in una città appositamente costruita: Akhet-Aton, Orizzonte di Aton (oggi Tell el-Amarna). 
 Questo faraone, predecessore di Tutankamen, e marito di Nefertiti, ha radicalmente rivisto il mondo religioso egiziano, istituendo una singolare forma di monoteismo. 
 La radicale innovazione nella religione è stata una sfida diretta contro la casta sacerdotale. 
 I sacerdoti erano scelti in base allo stato, alla nascita, ed erano potentissimi giacché portavoce degli dei. Quando Akhenaton ha dichiarato Aton-Ra come dio supremo e che egli stesso era l’unico portavoce di Aton-Ra, i sacerdoti si sono trovati improvvisamente privi di potere, ed ovviamente scontenti. Akhenaton, d’altra parte, aveva efficacemente consolidato la sua potenza. 
 La centralizzazione del potere, combinata con un indebolimento delle vecchie superstizioni, ha prodotto un boom di arte e creatività artistica noto come arte amarniana.(1)

Busto delle regina Nefertiti - esempio di arte amarniana
Busto delle regina Nefertiti – esempio di arte amarniana

Le arti figurative abbandonarono i canoni classici, pressoché immutabili da secoli, che imponevano una rappresentazione idealizzata del faraone, sempre vigoroso e prestante, armonico nel corpo, regolare nei tratti del volto, costantemente atteggiato in un’espressione di serafica superiorità. 
Le immagini sopravvissute dell’arte amarniana si scostano nettamente dal protocollo artistico descritto e spiccano per il loro realismo, raffigurando lo stesso Akhenaton senza riguardi per il suo aspetto fisico, al punto che, giustamente, J. Pendlebury definì le statue del “faraone eretico” come “…un meraviglioso studio patologico”.
Se si tratti di espressionismo artistico o di riproduzione della realtà, è tuttora fonte di discussione. 
Ovviamente, lo studio patologico implica l’accettazione della chiave di lettura realistica. 
Akhenaton ci mostra un volto allungato, con gote scarne e incavate, labbra prominenti, mandibola cadente con bocca semiaperta, palpebre abbassate. Il collo, estremamente magro e allungato, ricorda quello di un cigno. Osservando il tronco, spiccano la ginecomastia, l’addome prominente, i fianchi larghi e cadenti, con figura ad anfora. Una famosa statua, nota come “colosso asessuato” raffigura Akhenaton praticamente privo di genitali.

Ma torniamo alla rivoluzione apportata da Akhenaton, cioè la concezione monoteistica del mondo – seppur non intesa in senso trascendente come l’ebraismo e le due grandi religioni derivate – con conseguente abbattimento del politeismo legato al culto del dio Amun fosse, per l’epoca, un fatto senza precedenti, assolutamente rivoluzionario e controcorrente. 
Ciò denota, indubbiamente, un carattere profondamente anticonformista. Basti pensare che Akhenaton, storicamente sembrerebbe accertato, abolì tra l’altro la pena di morte che, dopo più di tre millenni, è ancora in uso presso tre quarti dell’umanità. 
All’epoca dovette essere una cosa per la più assurda, inconcepibile. Mentre i sovrani dell’epoca amavano farsi ritrarre in atteggiamenti marziali, non si ha conoscenza, fatto del tutto insolito, di reperti che mostrino il faraone del sole nelle vesti di condottiero con le armi in pugno. 
Akhenaton_offre_ad_AtonAl contrario, tutte le effigi del sovrano a noi note lo mostrano come persona dall’aspetto femmineo e talvolta addirittura grottesco sia nel viso e soprattutto nel corpo. 
Forme sicuramente poco virili e di certo non degne di un condottiero in armi. 
Gli archeologi sono sempre rimasti stupiti dalle raffigurazioni esistenti di Akhenaton che è costantemente rappresentato in bassorilievi e statue con un fisico dalle caratteristiche marcatamente femminili, oltre che con un cranio stranamente allungato. 
Al punto che c’è chi ha formulato l’ipotesi che in realtà fosse una donna, circostanza tuttavia smentita dal fatto che gli sono attribuite almeno sei figlie.

Il dottor Irwin Braverman, che insegna storia della medicina presso la Yale University, ha sviluppato una sua teoria sull’aspetto del faraone, presentandola nel corso del convegno annuale che la University of Maryland dedica alle malattie e ai motivi della morte di personaggi storici.

Secondo Braverman, il faraone era un vero e proprio “mutante”, in altre parole vittima di una mutazione genetica che ne alterava le funzioni ormonali, aumentando la presenza nel suo corpo di ormoni femminili. Da questo deriverebbe, spiega lo studioso “l’aspetto androgino del faraone, che aveva un fisico marcatamente femminile, con bacino largo e seno, e tuttavia era di sesso maschile e generò figli”. Sua moglie era la splendida regina Nefertiti.
Secondo l’egittologo e archeologo Donald B. Redford, la teoria di Braverman è interessante, anche se gli studiosi sono in genere concordi nell’affermare che Akhenaton fosse affetto dalla “sindrome di Marfan”, una malattia che incide sull’aspetto fisico determinando lineamenti allungati. Altre ipotesi prendono in esame la “sindrome di Klinefelter” e altre patologie del genere.

Testa_AkhenatonTaluni studiosi in proposito hanno avallato l’ipotesi che il sovrano soffrisse di disfunzioni fisiche (idropisia, sindrome di Klinefelter ecc.) o semplice impotenza sopraggiunta forse ad una certa età. Le figlie della regina Nefertiti potrebbero pertanto, in questa ipotesi, non essere tutte, o le ultime, figlie di Akhenaton. 
Posto che la vera tomba di Akhenaton fu scoperta nel 1890 nelle colline a est di Amarna e che le varie teorizzazioni di Phillips presumono gli “intrallazzi” a scopo punitivo del “faraone eretico” (trasferimento nella tomba 55 della valle dei Re sotto sembianze femminili), mi sorge una domanda preventiva: perché Tutankhamen scoprì solo “dopo” la morte del successore di Akhenaton (il misterioso Smenkhara che regnò un solo anno e che non si sa ancora bene se fosse fratello o figlio dello stesso Akhenaton) la sepoltura definita sacrilega di quest’ultimo? Forse perché tale sepoltura, nelle colline di Amarna, era stata effettuata in gran segreto dai seguaci del credo “eretico” e solare di Aton professato da Akhenaton? Può darsi ma resta comunque strano il tempismo “morte di Smenkhara-scoperta della tomba segreta di Akhenaton”. Una questione in più da rivolgere agli egittologi. 

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Ed ora torniamo al culto suddetto, quello del Dio unico Aton, ed alla parte di questi “misteri” che più affascina: da dove veniva, effettivamente, quel culto? Possibile che esso fosse stato lo scampolo, diremmo così, il retaggio, di una religione antichissima che ci possa collegare al mitico continente di Atlantide che molti, me compreso, ritengono essere la “patria” perduta degli Egizi…?
Gran domanda e grande voglia di conoscere la verità!
Viene facile pensare che essendo il culto del Disco Solare Aton molto simile all’adorazione dell’Unico Dio delle popolazioni semite, in pratica degli Ebrei, Akhenaton si fosse in qualche modo fatto influenzare dagli stessi Ebrei nell’introdurre in Egitto tale teogonia monoteistica. E, visto come andarono a finire le cose per il “povero” Akhenaton, l’archeologo A. Phillips suggerisca come “i seguaci dell’Aton trovassero scampo proprio fra gli ebrei”.
Vi è un’altra ipotesi più complessa. Akhenaton potrebbe essere stato un faraone “coraggioso”. Il monoteismo degli Ebrei era stato condotto avanti come ricordo ancestrale di un “sapere remoto” di altrettanto “remote civiltà”. Ma questo non significa che gli Egizi non ne avessero una pudica conoscenza, una “eretica” quanto inconscia (ma, forse, anche conscia) consapevolezza. Non dimentichiamoci che Atlantide, se è esistita, potrebbe, alla catastrofe che la distrusse, aver disseminato superstiti in tutto il mondo e che non è tanto logico supporre che solo presso gli Ebrei si fosse conservata l’idea di un Dio Unico che, a mio parere, era il punto di forza della religiosità atlantidea. Solo che i sistemi di governo, le differenti religioni sviluppatesi in seguito nei vari popoli, potrebbero aver dato spazio a questo ancestrale ricordo-consapevolezza in modo diversificato. In altre parole, ciò che presso gli Egizi post-atlantidei venne sviluppata come un’eresia, per gli Ebrei avrebbe potuto assumere un carattere di dominante religiosa.
Per questo si parlava del “coraggio” di Akhenaton. 
Egli potrebbe solo aver avuto l’ardire, sorretto da imprecisabili motivazioni ideologiche o politiche, di “riesumare”, di mutuare dagli Ebrei, l’antico concetto monoteistico della divinità, personalizzandolo all’egiziana con il cosiddetto “Disco Solare di Aton”. 
Molti dubbi verrebbero chiariti se gli egittologi riuscissero a individuare senza incertezze la mummia di Akhenaton e il governo egiziano desse l’autorizzazione a condurre indagini sul Dna.

Ciò, comunque, nulla toglie alla grandezza di Amun-hotpe, Nefer-kheperu-ra, Wa-en-ra, Namu-ria, alias Amenofi IV meglio conosciuto come il “faraone del sole” (Akhenaton) che risulta essere il primo autentico personaggio della storia.
Tuttavia, dopo la morte di Akhenaton l’Egitto è stato costretto dal vecchio ordine – i sacerdoti, i politici, e militari – ad abbandonare Akhetaton, rinnegare la nuova religione, e a tornare al culto delle vecchie divinità. 

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(1) Con arte amarniana si intende la produzione artistica dell’antico egitto legata alle vicende di Akhenaton. Il termine deriva dalla località di Tell el-Amarna (l’antica Akhetaton). La città di Akhetaton (oggi Amarna) divenne, per circa 35 anni, la capitale dell’Egitto in accordo con le idee innovative del re che, instaurando il culto del dio Aton, cercò di porre freno (cosa peraltro iniziata, sia pure in tono minore, sotto il governo dei suoi predecessori) allo strapotere del clero di Amon. Per rafforzare questa “indipendenza” religiosa non solo da Amon, ma anche da tutte le altre divinità, Akhenaton decise di far costruire “ex novo” una città, a circa 250 Km da Tebe.