Un noto storico comincia la narrazione della vita di S. Giovanna d’Arco con queste parole: “Non c’è nella Storia una vita più straordinaria e più commovente di quella di Giovanna d’Arco, giovane pastorella che si trasforma in un comandante d’esercito, salva il proprio paese da un pericolo mortale e muore martire della sua fede religiosa e patriottica“.

Giovanna nasce nel 1412 in un piccolo paese chiamato Domrémy. Suo padre esercita una certa autorità sulla popolazione locale, profondamente fedele a Carlo VII. Fin dall’infanzia la bimba divenne estremamente pia. 
Ella, che apparteneva a una famiglia di modesti contadini, era, secondo una sua espressione, una “belgerette” (pastorella di pecore).
A 13 anni sente per la prima volta una voce soprannaturale che le parla: ha paura. 
Poi comprende che quella voce viene dal Cielo e in seguito le apparizioni si fanno più frequenti e precise: le appare S. Michele con altre due sante, Margherita d’Antiochia e Caterina d’Alessandria
Le voci celesti esortano Giovanna a lottare per la Francia, e, quando Orleans é minacciata dal nemico, le viene rivelato che tocca a lei salvare la città. All’inizio Giovanna resiste, ma le voci continuano per 5 anni, con la stessa insistenza, a mostrarle la sua missione. Alla fine Giovanna é convinta che non si può resistere alla volontà di Dio e decide di seguirla. Ella mostra alle sante che le appaiono un anello ricevuto dai suoi genitori con incisi i nomi di Gesù e Maria, queste toccano l’anello ed ella fa voto di castità. Da questo momento la Santa incontra molti ostacoli nell’attuare la chiamata divina, a cominciare da quando parla a suo padre della faccenda: egli dichiara che preferisce cadere in rovina piuttosto che vederla partire per la guerra.

Jeanne d'Arc au sacre du roi Charles VII, dans la cathedrale de Reims (1854)Con l’aiuto di uno zio che conosce il capitano comandante della guarnigione di Vancouleurs, cerca il modo di arrivare fino al Re, ma il capitano consiglia lo zio di Giovanna di dissuaderla da questa idea. Giovanna torna a parlare col capitano, questi la indirizza al duca Carlo di Lorena che la sottopone a un interrogatorio. Tornata ancora una volta dal capitano, gli parla con tale convinzione, che egli decide di indirizzarla al Re.

L’ufficiale le dà una spada ed invia attraverso di lei una lettera al monarca. Ella ottiene dalla popolazione locale una armatura ed un cavallo. 
Una scorta di 4 soldati e 2 servitori l’accompagna fino a Chinon, dove in quel tempo risiedeva Carlo VII. Prima di giungere sul luogo, la Pulzella (la vergine), come era chiamata, manda al Re una lettera annunciando il suo arrivo, dicendo di portare buone notizie. Il monarca la fa sottoporre ad un interrogatorio prima di farla entrare nel castello, ma ella rifiuta di rivelare qualsiasi cosa senza averla precedentemente detta al Re. Questi decide allora di metterla alla prova e si traveste da uomo comune, mischiandosi ai nobili che occupavano la vasta sala del castello. Giovanna, che non lo aveva mai visto, si dirige direttamente a lui dicendogli: “Io vengo per missione divina a soccorrere il regno e voi; il Re del Cielo ordina, per mio tramite, che siate consacrato e incoronato a Reims, e che siate, come lo sono sempre stati i Re di Francia, il luogotenente del Re del Cielo”. Il sovrano, sbigottito, si convince. A Poitiers si riunisce una commissione ecclesiastica per studiare il caso, che, dopo aver fatto interrogare Giovanna da numerosi teologi per vedere se non fosse una strega, la riconosce per una buona cattolica e, presenta una relazione favorevole intorno alla veracità della missione di Giovanna.

Giovanna comincia ad agire subito in modo conseguente alla sua rivelazione: lancia contro il Re d’Inghilterra, che si fregiava del titolo di “Re di Francia e d’Inghilterra”, un vero e proprio ultimatum, intimandogli di lasciare il territorio francese. La lettera dice a un certo punto: “… Re d’Inghilterra, se così non farete, io che dirigo la guerra, in qualunque luogo incontri in Francia i vostri soldati, li farò indietreggiare, lo vogliano o meno”.

Jeanne au siège d'OrléansOrleans, l’unica città di una qualche importanza rimasta sotto il dominio di Carlo VII, sta quasi per cadere in mano agli inglesi. Giovanna, fatta “comandante in battaglia”, come essa stessa diceva, parte alla testa di un piccolo contingente di aiuti e riesce a far entrare nella città assediata un convoglio di viveri. Ella dirige personalmente i combattimenti, animando i difensori della città assediata e riempiendo di coraggio le sue truppe d’assalto. Nonostante un triplice ferimento in combattimento, la vittoria é completa. Talbot, uno dei più celebri generali inglesi dell’epoca, ordina la ritirata e la città resta libera.

Psicologicamente la vittoria ha un’importanza decisiva: il morale dei francesi era bassissimo e nessuno credeva più alla vittoria; la liberazione di Orleans fa rinascere le speranze dei patrioti, e riaccende la lotta per la liberazione della Patria; oltre a ciò, quella vittoria che era stata preannunciata dalla Pulzella, sembra a tutti il segno decisivo della veracità della sua missione divina. Lo stesso Carlo VII, tanto scettico e indeciso, vede nel fatto un miracolo.

Questa giovane di appena 17 anni, dimostra uno straordinario istinto militare. Ciò, però, non deve farci credere che fosse un tipo mascolino, cosa propria dello spirito rivoluzionario. “E’ – secondo un noto storico francese – bella, alta e forte; ha una fisionomia graziosa e gioviale, una voce dolce ed un’apparenza modesta”.

Carlo VII era stato chiamato fino ad allora “il gentile delfino”, ma non era ancora stato consacrato Re. Farlo consacrare a Reims, equivaleva ad affermare in modo decisivo il suo diritto regale. Per Giovanna questo è il prossimo obiettivo della sua missione, ma Carlo esita; a corte un buon numero di consiglieri non vede la Pulzella di buon grado. La vita corrotta e frivola di corte è a disagio in sua presenza: la “mafia” agisce alacremente contro di lei. Il Re, di carattere debole e del tutto estraneo alla grandezza della propria vocazione, vacilla davanti allo slancio di Giovanna, ma lei, convinta della sua missione, riesce a superare le difficoltà. Il Duca di Alençon, uno dei più entusiasti, prepara un contingente disposto ad attraversare il fiume Loire: l’esercito reale coglie la celebre vittoria di Patay, dove 2.000 nemici muoiono e molti nobili inglesi, tra cui il famoso Talbot, cadono prigionieri; i francesi perdono solo tre soldati.

La marcia su Reims é trionfale; domenica 17 giugno 1429, nella cattedrale, viene celebrata la consacrazione più commovente della storia, con tutto il rituale tradizionale: Giovanna, per tutta la durata della cerimonia, resta col suo stendardo ai piedi dell’altare.

Dopo questi brillanti successi per Giovanna comincia il periodo degli infortuni. I tentativi di riconquistare Parigi non danno risultati positivi: dapprima, i negoziati col Duca di Borgogna falliscono e ritardano l’azione, poi, il tentativo di assalto alla città fallisce e Giovanna viene ferita.

Carlo VII ricomincia ad esitare: il ritmo accelerato della lotta stanca il suo spirito indolente e freddo. L’influenza nefasta di La Tremoille, un consigliere indispettito dall’ascendente che la santa aveva sul Re, finisce per indisporre il monarca verso la Pulzella.

Jeanne au bûcherIn un’occasione ella aveva detto: “Temo una cosa sola, il tradimento”. Il Re smette di appoggiarla e, dopo le ferite ricevute nell’assedio di Parigi, le raccomanda un lungo riposo. Ciò contraddice le indicazioni di Giovanna, che mostrava la necessità di un’azione rapida.

Giovanna non si rassegna all’inerzia e ricomincia la lotta. Nell’assedio di Compiègne, cade prigioniera del Duca di Borgogna, alleato degli inglesi. Dopo una serie di negoziati, il cui principale agente fu il vescovo Pierre Cauchon, ella viene venduta agli inglesi per diecimila scudi d’oro. Carlo VII non fa nulla per evitare la tragedia.

La Pulzella viene sottomessa a un processo mostruoso, diretto dai suoi stessi carnefici. Negli interrogatori dimostra una sapienza soprannaturale che confonde la malafede e l’astuzia dei giudici. Dopo un anno di prigionia, viene condannata dal tribunale, presieduto dal vescovo Pierre Cauchon, con l’accusa di essere eretica, recidiva, apostata e idolatra.
Il giorno 30 maggio 1431 viene messa al rogo. La sua richiesta di appello all’inquisizione romana viene disattesa dal tribunale criminale.

Quel che Giovanna non riuscì ad ottenere in vita, lo realizzò con la sua morte. Lo spirito patriottico si infiammò ed il suo martirio riaccese la chiamata alla lotta. Dopo la sua esecuzione nel campo francese i trionfi si susseguirono, finché la sua Patria rimase interamente libera dal nemico.

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tratto da: http://www.tanogabo.it/religione/storia/cap_13.htm
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