Pier Damiani, Vescovo, Cardinale e monaco, proclamato nel 1828 dottore della Chiesa nacque a Ravenna il 1007. Morì il 22 febbraio del 1072 a Faenza (Ravenna). 

Andrea Barbiani – San Pier Damiani

San Pier Damiani fu uno degli intellettuali di spicco del secolo XI e uno dei maggiori antesignani della Riforma Gregoriana.
Nacque a Ravenna in una famiglia numerosa e rimase orfano fin da bambino. Lo allevò la sorella Roselinda e lo adottò come figlio il fratello maggiore, Damiano. Secondo quanto si racconta, mentre era ancora fanciullo e molto povero, quando trovava una moneta, anziché tenersela, la dava a un sacerdote, affinché celebrasse una Santa Messa per i propri genitori defunti. Rivelò ben presto un’intelligenza straordinaria e il fratello maggiore, che era arciprete di Ravenna, si adoperò per fornirgli i mezzi per studiare prima a Faenza e poi a Parma.

Divenuto docente dell’Università di Parma, accadde a Pier Damiani un fatto determinante per la sua vita: mentre stava a pranzo, gli si avvicinò un povero; egli, non volendo essere disturbato lo pregò di andarsene, cosa che il povero umilmente fece. Il fatto ebbe in Pier Damiani ripercussioni interiori tali da non lasciargli più pace. Lui che era stato povero e che ora stava sempre con la testa sui libri dimenticando la miseria dei fratelli, veniva raggiunto da Dio che gli apriva gli occhi proprio attraverso un povero che chiedeva l’elemosina.

Entrò nella Comunità degli Eremiti, i Camaldolesi, fondati da San Romualdo a Fonte Avellana in Umbria. Qui divenne presto Priore del rinomato Monastero e redattore della Regola del suo Ordine religioso.
In un suo scritto in poetici versi celebrò l’elogio della vita eremitica lasciandoci pagine letterarie che contribuiscono ancora oggi uno dei capolavori della letteratura religiosa medioevale.

Sancti Petri Damiani Opera Omnia, 1743

Era uno studioso instancabile; passava le notti a leggere e scrivere, tanto che le lunghe veglie e lo studio continuo gli avevano procurato fortissimi dolori di testa. Pier Damiani prima di ogni altra cosa fu un Santo Monaco, maestro di vita religiosa nonché eremitica, padre di una nuova Regola concernente i comportamenti da tenere durante l’eremitaggio, denominata di “San Colombano”. Per lui il monastero rappresentò un momento di preparazione all’eremo, al quale secondo Pier Damiani tutti i monaci avrebbero dovuto aspirare, in quanto forma di vita consacrata contrassegnata da una grande spiritualità. Il suo desiderio è sempre stato quello della preghiera continua, ossia rimanere costantemente in conversazione con il Signore meritando la sua Parola in una atmosfera di assoluta solitudine. Poiché però la Chiesa era minacciata e divisa dovette lasciare il silenzio per dare il suo contributo alla riforma della Chiesa, lacerata dalle eresie, dalla simonia, ossia la compravendita delle cariche ecclesiastiche, e dal generale affievolimento del fervore evangelico.
La sua eccezionale personalità lo portò ben presto a divenire consigliere di Papi e Imperatori. Nominato prima Vescovo di Ostia e poi Cardinale, dopo aver lasciato il silenzio della cella monastica si stabilì definitivamente a Roma.
Nella Città Eterna fu per anni a fianco di ben sei Papi come “commesso viaggiatore della pace”, e in particolare lavorò per organizzare la riforma della Chiesa al fianco di Ildebrando di Savona, abate Benedettino di San Paolo fuori le Mure e futuro Papa col nome di Gregorio VII. Dal Papa ricevette diversi incarichi, tra i quali quello di Delegato Pontificio in Germania, in Francia e nell’Italia settentrionale. Visitò numerose abbazie, diocesi e comunità cristiane dando consigli e sostenendo l’opera riformatrice. Tra i vari compiti affidategli dal Papa vi fu anche quello di impedire il divorzio dell’imperatore di Germania, Enrico IV. Trovò la morte a Faenza mentre tornava dall’ennesima missione di pace nella sua città natale, Ravenna, divisa dai sostenitori di un antipapa. Forse per questo il grande Poeta Dante Alighieri lo ha collocato nel “ Paradiso ” tra gli spiriti contemplativi facendogli narrare un brevissimo episodio riguardante la sua preferenza per i cibi frugali e la predilezione per la vita dedita alla preghiera.

San Pier Damiani fu un grande amico delle anime del Purgatorio fin dalla sua infanzia. Il suo biografo Giovanni da Lodi racconta che il fanciullo aveva trovato per caso una moneta e invece di tenersela la portò immediatamente ad un sacerdote chiedendogli di celebrare una Santa Messa per i suoi genitori defunti.
Più tardi negli anni egli negli Statuti per la sua Comunità eremitica di Fonte Avellana prescrisse che i monaci durante la Preghiera del Breviario dovevano recitare anche l’Ufficio per i defunti. Nella sua comunità monastica grazie a lui si facevano numerose preghiere, Sante Messe, esercizi di penitenze e opere buone in suffragio dei confratelli defunti che forse erano in Purgatorio. Da una lettera del santo all’abbazia di Pomposa, vicino Ravenna, sappiamo che egli cercò di essere accolto nella Compagnia degli Oranti di questo monastero affinché nel futuro anniversario della sua morte fosse celebrata la Santa Messa conventuale e venisse dato ai poveri una razione di cibo in suffragio della sua anima.

Durante la sua permanenza a Cluny , il Cardinale Pier Damiani consacrò la nuova Chiesa e vi fece portare le reliquie dell’abate S. Odilo che aveva istituito la festa della Commemorazione di tutti i fedeli defunti e scrisse pure la vita del santo abate che fu un particolare amico delle anime del purgatorio, perché fra il 1028 ed il 1030 stabilì che in tutti i monasteri dipendenti da Cluny dopo la Solennità di tutti i Santi si facesse memoria di tutti i Fedeli Defunti con la celebrazione di Sante Messe, l’Ufficio dei defunti e si insisteva soprattutto sulle elemosine stabilendo che venisse dato da mangiare a dodici poveri e agli stessi poveri fosse data l’elemosina delle Sante Messe celebrate. 
San Pier Damiani scrisse un piccolo libretto intitolato “Circa diverse e mirabili storie e apparizione” dove il Santo narra che nella Festa dell’Assunzione di Maria ogni anno venivano liberate dal purgatorio migliaia di anime.
Come prova di ciò egli racconta il seguente episodio accaduto a Roma al tempo suo: Allora si usava ancora che i fedeli la notte precedente la Festa della madonna Assunta visitavano diverse chiese andando in processione e portando delle fiaccole accese in mano, durante una di queste processioni notturne salendo a Santa Maria in Aracoeli sul Capitolino una signora vide improvvisamente in chiesa davanti a sé la sua defunta madrina che era morta un anno prima. Per accertarsi se era veramente lei o se era una semplice illusione la signora decise di aspettare alla porta della chiesa la persona che le era apparsa. Effettivamente dopo un po’ anche questa persona uscì dalla porta. Tutta sconvolta la signora le si avvicinò e le chiese dopo averla tirata in disparte se ella era sua madrina Marozia.

” rispose la defunta, “sono proprio io”.
Allora la signora replicò: “Ma come è possibile ciò dal momento che tu sei morta da parecchi mesi ormai, come puoi essere adesso di nuovo fra i vivi?
La defunta rispose: “Finora io fui immersa in un fuoco spaventoso per castigo, perché da giovane era stata molto vanitosa. Ma oggi la Benedetta Regina del mondo è scesa da noi e ha tratto me e molti altri fuori dalle fiamme del Purgatorio, in occasione della sua Festa che si celebra nella Chiesa. La Benedetta ripete ogni anno, cioè la prossima solennità della M. Assunta tu morirai. Se passato questo giorno non si sarà avverato quanto io ho detto, tu potrai pensare che fu tutta un’illusione e un inganno!
Il santo aggiunse che questa signora da quell’istante non pensò più ad altro che a prepararsi a ben morire con preghiere e mortificazioni e penitenze, e effettivamente la sera della vigilia della Festa dell’Assunta la signora fu colpita improvvisamente da una grave malore e il giorno dopo essa morì.

Pier Damiani non amava la vita di curia e chiese più volte a Papa Alessandro II di permettergli di ritornare al chiostro. Dieci anni dopo la nomina a vescovo, nel 1067, ottenne il permesso di tornare a Fonte Avellana, rinunciando a tutte le sue cariche. Ma dopo soli due anni venne richiamato per un’ultima missione: trattenere Enrico IV dal divorziare da Berta di Savoia. La missione fu coronata da temporaneo successo (Concilio di Magonza, 1069).

La vita monastica da lui praticata a Fonte Avellana, e diffusa altrove, era tra le più dure conosciute dal monachesimo occidentale: autoflagellazione, penitenze, recita quotidiana del salterio, quantità minime di cibo, lavoro manuale (egli stesso dichiarò di essere stato particolarmente abile nella produzione di cucchiai di legno).

Durante il viaggio di ritorno da Ravenna all’eremo di Gamogna (uno dei tanti da lui fondati), un’improvvisa malattia lo costrinse a fermarsi a Faenza. Fu ospitato nel monastero benedettino di Santa Maria Fuori le Mura (oggi conosciuta come Santa Maria Vecchia), dove spirò la notte tra il 21 e il 22 febbraio 1072. Trovò dapprima sepoltura nella chiesa del monastero ed in seguito le sue ossa furono traslate nella cattedrale di Faenza, dove sono conservate tuttora.

Urna con le ossa di San Pier Damiani, presso la cattedrale di Faenza. Le ossa del volto e delle mani sono ricoperte da ricostruzioni d’argento, il resto dello scheletro è ricoperto di paramenti sacri.

Queste sono le parole da lui scritte per coloro che avessero visitato il suo sepolcro:

«Io fui nel mondo quel che tu sei ora; tu sarai quel che io ora sono:
non prestar fede alle cose che vedi destinate a perire;
sono segni frivoli che precedono la verità, sono brevi momenti cui segue l’eternità.
Vivi pensando alla morte perché tu possa vivere in eterno.
Tutto ciò che è presente, passa; resta invece quel che si avvicina.
Come ha ben provveduto chi ti ha lasciato, o mondo malvagio,
chi è morto prima col corpo alla carne che non con la carne al mondo!
Preferisci le cose celesti alle terrene, le eterne alle caduche.
L’anima libera torni al suo principio;
lo spirito salga in alto e torni a quella fonte da cui è scaturito,
disprezzi sotto di sé ciò che lo costringe in basso.
Ricordati di me, te ne prego; guarda pietoso le ceneri di Pietro;
con preghiere e gemiti dì: “Signore, perdonalo”»
(Pietro Peccatore)

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Da ricerche sul web e da: lagioiadellapreghiera.it