21 APRILE 753 a.C.: ROMA AB OVO

Un lavoro in prosa rimata, anche se libera,

di Sandro Boccia

Piovuta dal cielo c’è una leggenda tramandata sulla terra

che Romolo e Remo avessero origine divina,

essendo figli di Rea Silvia e Marte, dio della guerra,

e nipoti di Numitore, re d’Albalonga, città latina,

detronizzato dal fratello Amulio che, per evitar una brutta sorte,

affidò i gemelli al Tevere per procurar loro una sicura morte.

Tutto andò all’incontrario: li salvò difatti Faustolo pastore,

che li fece allattar da una Lupa (che invece era Larenzia Acca);

da grandi si vendicarono ammazzando il prozio usurpatore

e ringraziando poi così gli Dei protettori sacrificando lor una vacca.

Per rafforzar l’origine divina si dice pure che la città laziale

la costruì Ascanio, figlio di Creusa e dell’eroe troiano Enea,

sicché Roma, fondata poi da Romolo, ebbe da questo mito una nomea,

quando con la forza e con la legge, nel mondo fu guida universale.

Un’altra leggenda che si racconta è legata al ratto delle Sabine:

quei pastori poi diventati romani e che si nutrivano di formaggio,

venivano d’Albalonga senza mogli e occupanti del Palatino le colline,

proprio vicino al Campidoglio che dei Sabini era appannaggio.

Dopo l’invito per una grande festa i Romani rapirono le loro spose,

scatenando la reazione dei Sabini che invasero il villaggio,

ma le stesse donne proposero la pace e Romolo, si dice, così rispose

a Tazio capo sabino: “Per i Santi Numi, vedi di non fare il musone:

se ti faccio becco è solamente per garantire a Roma la successione!”

Qui finisce il mito e la leggenda intorno a questa città

mentre, qui di seguito, vi racconto la vera storia con gran sincerità.

Sui sette colli e sull’ansa del Tevere, Roma aveva il controllo

del traffico tra Etruria e Campania, e quello del sale verso il mare,

indispensabile al bestiame dei pastori, ab torto collo;

e poi c’è da considerar l’onore e la ferrea disciplina militare,

la legge, la civitas: ecco le ragioni di questa potenza, strano ma vero:

altrimenti Roma, per un millennio, come poteva mantener l’impero?

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